Vista, memoria e declino cognitivo: negli anziani esiste un collegamento

Uno studio della Johns Hopkins University riporta una promettente scoperta: gli anziani con problemi di vista sono i più colpiti dal fenomeno del declino cognitivo. Se i dati saranno confermati, sarà possibile un’assistenza farmacologica più mirata e funzionale, sia in termini di prevenzione che di trattamento.

L’avanzata del declino cognitivo

Tutti sanno che la società ha assistito ad un progressivo aumento della popolazione anziana e che la durata massima della vita ha subito un notevole incremento rispetto al passato. Ma non tutti sanno le statistiche, che sono impressionanti: il numero di persone di età compresa tra i 65 e 74 anni è 8 volte maggiore rispetto all’inizio del secolo scorso e gli over 85 sono aumentati di oltre 24 volte. Ancora più preoccupanti le stime sul futuro: tra il 2000 e il 2050, la percentuale della popolazione mondiale con più di 60 anni di età raddoppierà, passando dall’11 al 22%. Ecco perché il problema del declino cognitivo, tipicamente associato con l’avanzare dell’età, diventerà sempre più centrale a livello di ricerca.

Il declino cognitivo si associa a:

  • infiammazione cerebrale
  • deterioramento delle cellule nervose
  • riduzione della neurogenesi nell’ippocampo

Comporta riduzione e indebolimento delle seguenti funzioni cognitive:

  • Attenzione Complessa
  • Apprendimento e Memoria
  • Funzioni Esecutive
  • Linguaggio
  • Funzione Percettivo-Motoria

Si sviluppa in tre fasi con gravità crescente:

  • Invecchiamento: persone con più di 65 anni.
  • MCI – Mild Cognitiv Empairment: patologia neurologica che si manifesta quando le facoltà mentali, pur non compromettendo il normale svolgimento delle attività quotidiane, risultano deficitarie.
  • Demenza: stato di progressivo decadimento delle funzioni cognitive, riconducibile ad una patologia organica, che comporta una progressiva perdita dell’autonomia. E’ una patologia irreversibile e degenerativa. La Malattia di Alzheimer è in assoluto la forma di demenza più frequente (54%) nella popolazione anziana, seguita dalla demenza dei Corpi di Levy e dalla demenza Fronto-Temporale.

Lo studio

Lo studio è stato coordinato da Bonnielin Swenor, della Johns Hopkins University di Baltimora. I risultati della ricerca sono stati presentati all’incontro annuale all’Association for Research in Vision and Ophthalmology (Arvo) e attestano che i disturbi soggettivi di memoria (Smc – subjective memory complaints) aiuterebbero i medici a valutare il deterioramento cognitivo in pazienti anziani che hanno problemi di vista.

I ricercatori hanno usato il National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes) per esaminare la prevalenza di Smc negli anziani con deficit visivo. Il team ha analizzato i dati di quasi 5.800 individui tra i 60 e i 90 anni. Dai risultati è emerso che il gruppo di pazienti con problemi visivi era composto da persone più anziane rispetto al gruppo senza problemi visivi, in particolare donne. Nello specifico:

  •  tra coloro che avevano più di 60 anni, il 22% nel gruppo con problemi visivi riportava Smc, rispetto all’11% nel gruppo senza problemi visivi.
  • I pazienti tra 60 e 79 anni hanno riportato tassi simili di Smc in entrambi i gruppi, ma tra coloro che avevano più di 80 anni, il 30% con problemi visivi, riportava Smc rispetto al 19% di quelli senza problemi visivi.

“Il nostro studio” – spiega la Swenor – “ha evidenziato una maggiore prevalenza dei disturbi soggettivi di memoria negli anziani con deficit visivo e un aumento della probabilità di riportare Smc tra individui con problemi visivi rispetto a persone che non soffrono di deficit alla vista… l’indagine sui disturbi soggettivi di memoria potrebbe fornire ai medici informazioni dettagliate sulla consapevolezza e sulla percezione della salute cognitiva da parte del paziente, consentendo all’oftalmologo e ad altri operatori di dare consigli personalizzati sulla promozione della salute e sull’aderenza ai farmaci”.

© Domedica s.r.l.

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