Una molecola la per prevenire il binge eating

Il binge eating è il disturbo alimentare più comune, caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate fuori controllo. Trovare conforto nel cibo è infatti per molte persone un modo per sfuggire alle emozioni negative, e questo accade perché molti alimenti, in particolar modo quelli ricchi di zuccheri, costituiscono una fonte di energia immediatamente disponibile per l’organismo, e allo stesso tempo stimolano la trasmissione nel cervello di dopamina, il neurotrasmettitore associato alla motivazione e al senso di gratificazione. In Europa non esistono farmaci approvati contro il Binge Eating Disorder (o BED) e gli antidepressivi non si sono rivelati abbastanza efficaci. Ma esiste una molecola che potrebbe prevenirlo e contrastarlo: l’oleoiletanolamide.

Che cos’è il binge eating

Il termine, tradotto in italiano, significa letteralmente “abbuffata di cibo” e indica episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto stiamo mangiando. Si tratta di una risposta fisiologica allo stress che può però diventare un comportamento compulsivo fino a sfociare in una vera e propria patologia. Le crisi sono accompagnate da un forte disagio psicologico e da un forte senso di colpa.

Quando gli episodi di binge eating sono ricorrenti (ovvero almeno 1 volta a settimana per un periodo di minimo 3 mesi consecutivi) si fa diagnosi di Disturbo da Alimentazione Incontrollata: Binge Eating Disorder. Questo disturbo è diverso dalla bulimia nervosa perché chi ne soffre non mette in atto sistematicamente comportamenti compensatori per controllare il peso come vomito, digiuno o eccessivo esercizio fisico. 

Sul piano psicologico una crisi da binge eating è associata ad abbassamento dell’umore, bassa autostima e crollo della considerazione dell’immagine del proprio corpo. Inoltre aumenta vertiginosamente il rischio di sviluppare tutte quelle complicazioni dovute all’obesità come diabete, malattie cardiovascolari e apnee notturne.

Le implicazioni psicologiche, insieme alle complicanze mediche, determinano un significativo peggioramento della qualità di vita di chi ne soffre. 

Quando l’assunzione del cibo avviene in modo compulsivo, con la sensazione di perdere il controllo e con un tardivo senso di colpa, è meglio consultare il proprio medico o i centri specialistici per BED o obesità, che potranno fare una diagnostica mirata per capire quale possa essere l’intervento migliore.

Combattere la gratificazione da dopamina

Di oleoiletanolamide e binge eating se ne era parlato in uno studio di ormai un anno fa sulla rivista Neuropsychopharmacology Springer Nature Journal, e proprio in questi giorni i temi sono stati nuovamente trattati durante il 40° Congresso Nazionale della Sif (Società Italiana Farmacologia), conclusosi il 13 marzo. Silvana Gaetani, professoressa di Farmacologia all’Università La Sapienza di Roma, coordinatrice insieme a Carlo Cifani, professore di Farmacologia all’ Università di Camerino del Gruppo di Lavoro “Obesità, Sindrome Metabolica e Disordini Alimentari” della SIF, hanno spiegato che “La dopamina viene rilasciata all’idea di mangiare,ma anche di fare shopping o assumendo stupefacenti come ecstasy e cocaina. È una sorta di molecola del piacere” e per questo le crisi da binge eating sono difficili da controllare.  La molecola potrebbe prevenirlo e contrastarlo,  modulando le funzioni di specifiche aree del cervello attivate dallo stress o da stimoli gratificanti. Si tratterebbe di un alleato preziosissimo, dal momento che gli antidepressivi non sono efficaci per questo disturbo perché le ricadute che si registrano sono troppo elevate.

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