Terapie Orali: enormi benefici ma anche alcuni svantaggi

Le terapie orali, per patologie anche croniche, stanno rivoluzionando il mondo della medicina. Ma la semplificazione della modalità di somministrazione porta anche a una ridefinizione del rapporto medico-paziente, con alcune ricadute psicologiche che vanno gestite con attenzione.

La rivoluzione delle terapie orali

Con le parole dell’AIFA: “l’introduzione nel mercato dei farmaci innovativi ha messo il mondo della salute nelle condizioni di dover fare i conti con una rivoluzione epocale. Abbiamo da poco assistito e si attendono imminenti novità in diversi campi terapeutici, con farmaci innovativi importanti per la cura di patologie come il cancro o le malattie cardiovascolari.”

Si tratta in effetti di un vero e proprio terremoto, che investe positivamente tutti gli anelli della catena che porta dal medico al paziente. La maggiore specificità ed efficacia del farmaco è solo uno dei tanti benefici: “L’arrivo di farmaci che si possono somministrare per via orale – spiega Silvia Tonolo, presidente di Anmar (Associazione Nazionale Malati Reumatici)” agevolerà la vita dei pazienti con un risparmio in ore di lavoro, spostamenti e richieste di supporto a familiari e/o caregiver. Inoltre, una terapia orale è più accettabile perché l’ago fa sempre paura, e proprio per questo motivo spesso il malato non è aderente ai trattamenti iniettivi.” Un esempio è il nuovo farmaco in compresse per l’artrite reumatoide, che andrà a sostituire l’iniezione quotidiana, con un indubbio miglioramento di aderenza alla terapia, oppure i nuovi farmaci per l’epatite cronica B e C. E’ stato lanciato anche in Italia l’ibrutinib, il primo di una nuova classe di farmaci biologici somministrati per via orale, alternativi alla chemioterapia.

Vi sono però alcune problematiche correlate: sono ad esempio molto più probabili le possibili interazioni farmacologiche, dovute al numero elevato di farmaci che devono essere assunti secondo schemi posologici più complessi. C’è inoltre un aumento degli errori dovuti all’auto-somministrazione, soprattutto tra pazienti anziani: il passaggio all’auto-somministrazione porta con sé, per quanto il paziente possa essere informato ed educato alla nuova terapia orale, inevitabili problemi di aderenza alla terapia.

Un effetto collaterale psicologico non indifferente…

Se da una parte le terapie orali vanno a sostituire somministrazioni più invasive e time-consuming, come le iniezioni intramuscolari e le infusioni, c’è un effetto collaterale da considerare, che investe in special modo i pazienti cronici di lunga data, che può incidere negativamente sull’aderenza alla terapia. Questi pazienti sono infatti abituati ad un rapporto spesso quotidiano con assistenti sanitari e caregiver, la loro routine inoltre è diventata una valida “stampella” a cui appoggiarsi per seguire in modo corretto la terapia. Da un giorno all’altro, con l’introduzione delle terapie orali, si ritrovano con una routine rivoluzionata ed enormemente semplificata, e con un numero estremamente minore di persone con cui relazionarsi, e con minor frequenza. Il rischio è che il paziente senta improvvisamente un “vuoto assistenziale“, si senta in altre parole lasciato solo, con ovvie e naturali ricadute psicologiche che vanno a peggiorare, tra le altre cose, l’aderenza alla terapia.

Come risponde Domedica?

Nei suoi Patient Support Program, Domedica ha da tempo preso in considerazione le conseguenze del passaggio alle terapie orali, nell’ottica di colmare il “vuoto” che viene percepito dal paziente. Servizi sia offline che online come:

  • la prenotazione e il ricordo di appuntamenti e scadenze legate alla terapia
  • il supporto pratico ed emotivo
  • la consegna a domicilio di terapie e supporti
  • il Training all’auto-somministrazione
  • gli appuntamenti telefonici concordati tra medico/caregiver e paziente

aiutano il paziente nella non facile transizione da una terapia all’altra e lo fanno sentire al centro di una rete di sostegno che riguarda tutti gli aspetti della sua vita.

© Domedica s.r.l.

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