Telemedicina e diabete: un binomio fondamentale

La tecnologia ha fatto passi da gigante in termini di trasferimento dati, migliorando sempre più la qualità della tradizionale telemedicina. I vantaggi sono sotto gli occhi di tutti: maggiore continuità assistenziale, comunicazione medico-Paziente estremamente semplificata, miglioramento della qualità di vita, risparmio per la spesa sanitaria e riduzione delle visite ambulatoriali sono solo alcuni dei benefici.  Infatti uno degli aspetti più importanti è il maggiore  scambio di dati che permette cure sempre più personalizzate ed efficaci. Tuttavia persistono alcune criticità, che sono state sottolineate durante l’evento online “100 anni di insulina, 100 anni di diabetologia”, organizzato per presentare il X Convegno della Fondazione Amd (Associazione medici diabetologi).

Un vantaggio per tutti

In patologie dove la misurazione continua e il monitoraggio del Paziente è un grande valore, come per esempio il diabete, l’impatto positivo della telemedicina fa sicuramente la differenza, migliorando la qualità di vita del Paziente, l’efficacia del monitoraggio e di conseguenza delle terapie connesse. Non è un caso che la via più realistica per continuare ad avere un Servizio Sanitario pubblico consista proprio nel salvare risorse economiche dal contrasto agli sprechi per reinvestirle subito nei servizi di sanità digitale. Questo perché le innovazioni digitali costringono, per essere utilizzate con successo, a rielaborare le organizzazioni, migliorandone l’efficacia. 

Questo aspetto non può essere ignorato soprattutto se parliamo di diabete.  Negli ultimi anni infatti il numero di diabetici in Italia è rimasto stabile,ma conta circa 4 milioni di Pazienti:la malattia non solo continua ad avere un costo sempre più elevato per il Sistema Sanitario Nazionale (che adesso è arrivato ai 10 miliardi di euro l’anno, circa il 10% del fondo sanitario nazionale), ma presenta a livello di prevenzione e strategia ancora moltissime lacune. Un esempio? Il 25% dei Pazienti non segue affatto la terapia, mentre un ulteriore 38% la segue in maniera discontinua. Ciò significa che il 63% dei Pazienti diabetici non rispetta correttamente la terapia prescritta dal medico. 

Il naturale riflesso di questo scenario è che le prescrizioni di farmaci per le persone diabetiche sono più del doppio della popolazione senza diabete, ma i problemi non finiscono qui. Statisticamente le persone con diabete vengono ricoverate il doppio delle volte rispetto ai Pazienti non diabetici, e la loro permanenza media in ospedale durante è più lunga.

Questa situazione è figlia del fatto che, in Italia abbiamo accumulato un forte ritardo di sviluppo nella Sanità digitale, ma non è ancora troppo tardi. 

L'importanza dell'integrazione

Oggi il tema è ancora più sentito perchè il Covid ci ha ampiamente mostrato i vantaggi della telemedicina (basti pensare a tutti quei Pazienti che, non potendo andare direttamente dal proprio medico, hanno fatto ricorso ai servizi da remoto), ed è stata evidenziata la necessità di integrare tutti i processi in un sistema unico che possa unificare il sistema assistenziale italiano anche nel mondo informatico. A questo proposito Graziano Di Cianni, Vice presidente Amd, si è espresso con queste parole:“dire che oggi tutti i diabetici in Italia possono essere raggiunti con la telemedicina è esagerato. Non è così. Ma c’è una faccenda ancora più pratica, ossia la rete ospedaliera che va potenziata. Senza contare, tra l’altro, che molti servizi diabetologici non riescono a connettersi attivamente con la medicina generale”.

Dunque le parole d’ordine sono multidisciplinarietà e integrazione. Non una sfida semplice, soprattutto per il nostro paese, ma necessaria.

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