Telemedicina e Covid: aumentano gli specialisti che la utilizzano

L’innovazione tecnologica da un lato, e l’aumento dell’età media dell’altro, stanno spingendo sempre di più verso il miglioramento dell’assistenza sanitaria e, volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, la pandemia ha avuto almeno un merito: quello di favorire l’adozione della telemedicina. Infatti secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, il 47% degli specialisti ricorre attualmente al teleconsulto, percentuale che arrivava appena al 21% prima della pandemia.

Le preferenze dei medici

Seppur con un discreto ritardo, la telemedicina sta riuscendo ad affermarsi come tecnologia fondamentale per integrare l’assistenza sanitaria. Ne è stata una conferma importante il fatto che l’OMS l’abbia inserita tra i servizi essenziali per il rafforzamento della risposta dei sistemi sanitari al Covid-19. 

Il ricorso alla telemedicina, soprattutto nella fase emergenziale, è stata fondamentale per gestire le liste d’attesa saturate e migliorare in generale la risposta a numeri così importanti.

 

L’emergenza pandemica ha così favorito in Italia tra i medici specialisti il ricorso a questi strumenti da remoto, tanto che si è visto un aumento dal 21% al 47% di utilizzo da parte dei medici. Sono aumentate anche le tele-visite, utilizzate durante la pandemia dal 39% dei medici specialisti (rispetto al solo 13% che la utilizzava prima del Covid), e infine per gli strumenti di telemonitoraggio, che sono passati dal 13% al 28% di utilizzatori.  Ad oggi i medici specialisti si dichiarano propensi all’utilizzo della telemedicina, l’81% degli intervistati dallo studio del Politecnico vorrebbe ricorrere al teleconsulto e oltre 6 medici su 10 dicono che vorrebbero utilizzare strumenti di tele-visita e tele-monitoraggio.

 

Del resto la maggior parte delle malattie che oggi colpiscono la popolazione sono di natura cronica più che acuta, e ciò significa che vanno tenute sotto osservazione e monitoraggio, più che curate nel senso classico del termine. 

Su queste premesse una video-chiamata per capire se il Paziente ha bisogno di una visita di persona oppure no, è già di per sé un modo per risparmiare tempo e risorse.



I risvolti per i pazienti

I dati sottolineano come i benefici siano anche per i Pazienti, che infatti hanno dimostrato di apprezzare i nuovi strumenti da remoto.

Il Covid ha infatti favorito l’utilizzo di piattaforme digitali di collaborazione tra medici e Pazienti, con un utilizzo da parte dei Pazienti aumentato di quasi 20 punti percentuali durante l’emergenza. Un incremento notevole se si considera che si è passati da un timido 11% al 30%. 

Oggi l’82% dei Pazienti dichiara di voler utilizzare in futuro queste piattaforme. Questo gradimento non è casuale: per chiunque abbia sperimentato questi servizi i benefici sono evidenti, dalla riduzione dello stress per lo spostamento al risparmio di tempo e denaro, dell’equità di accesso ai servizi fino ad arrivare alla facilità di condivisione online di referti e cartelle cliniche.

Tra gli italiani che utilizzano applicazioni digitali per la salute, il 46% ha dichiarato di sentirsi più consapevole della propria patologia e della propria salute in generale, un processo che permette una riabilitazione più efficace proprio grazie alla consapevolezza e partecipazione del Paziente al percorso di cura. 

Infine il 42% ritiene che le app siano un supporto importante che lo aiuta nell’aderenza alla terapia.




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