Scompenso cardiaco: tre biomarcatori prevedono il futuro clinico dei malati

Lo scompenso cardiaco rappresenta lo stadio finale per molte patologie cardiovascolari ed è una delle principali cause di ricovero e di decesso nel mondo occidentale. Oggi uno studio ha individuato un metodo che, analizzando la presenza di tre biomarcatori nel sangue, permette di prevedere il destino dei pazienti con scompenso cardiaco e di valutarne le probabilità di ospedalizzazione. 

Predire il futuro di un paziente attraverso la scienza.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista cardiologica Journal of the American College of Cardiology, vede ancora una volta l’Italia in prima fila. Gli autori sono infatti ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio (Michele Emdin, Alberto Aimo, Claudio Passino, Giuseppe Vergaro, Andrea Ripoli) insieme agli studiosi dei più importanti centri di ricerca europei e americani. I ricercatori hanno dimostrato che la quantità nel sangue di tre biomarcatori può dare importanti informazioni sul futuro clinico dei pazienti con problemi di cuore. 

Nello specifico, questi sono i tre biomarcatori: 

  • Il recettore solubile Sst2, importante indicatore di attivazione delle vie che provocano attraverso la fibrosi del cuore il suo indebolimento
  • L’ormone cardiaco Nt-probnp, indice di scompenso emodinamico
  • La proteina cardiaca troponina T dosata con metodiche ad alta sensibilità, indice di morte cellulare. 

Per ottenere “predizioni” attendibili è necessario incrociare i dati di tutti e tre i biomarcatori. Lo studio ha raccolto i dati di 4.268 pazienti con scompenso cardiaco, analizzati con metodi statistici avanzati. È emerso che l’analisi dei tre biomarcatori permette di stabilire il grado di rischio del singolo paziente individuando gruppi a rischio elevato, intermedio, basso e di modulare di conseguenza il tipo di terapia da effettuare e la frequenza del follow-up. 

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Verso terapie sempre più specifiche.

Una delle novità maggiori dello studio è il dosaggio di Sst2: comunemente impiegato per la diagnosi di infarto miocardico acuto, adesso si aggiunge come nuovo strumento utilmente impiegato anche nello scompenso cardiaco, insieme all’ormone Nt-probnp e alla troponina. “L’osservazione è assolutamente originale – sottolineano i cardiologi Michele Emdin e Claudio Passino – e ha avuto ampia risonanza nel mondo cardiologico internazionale. I risultati pubblicati confermano il valore della combinazione fra i tre biomarcatori per la valutazione integrata del paziente cardiopatico e la messa a punto di nuovi strumenti di diagnosi e cura di una delle patologie più frequenti e pericolose”. Senza dubbio una speranza per tutti i pazienti malati di cuore e una conquista importante per la medicina di precisione che può fare affidamento su un nuovo strumento diagnostico, per cure sempre più personalizzate.

© Domedica s.r.l.

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