Robotica e Medicina: come cambia la vita del Paziente

Esoscheletri fisioterapisti per la riabilitazione. Robot chirurgici sempre più piccoli che operano con enorme precisione e prevengono le malattie.

E con l’intelligenza artificiale, il medico-robot è quasi realtà. La Robotica Medica fa passi da gigante.

Automazione e robotica hanno oramai ridefinito ogni aspetto della nostra vita, era inevitabile che anche la medicina subisse un importante cambiamento. Le applicazioni principali che fondono robotica e medicina sono tre:

  • Robot a uno o più “arti” che eseguono con precisione le azioni comandate da un medico
  • Esoscheletri e robot fisioterapisti per la riabilitazione
  • Micro e nano-robot per diagnostica e prevenzione

I robot in sala operatoria, ma è il chirurgo che comanda (per ora)

Il robot in sala operatoria è tipicamente composto da quattro bracci: tre sono normalmente utilizzati per muovere bisturi o altri strumenti medici, mentre il quarto manovra una telecamera munita di un sistema di lenti, per fornire al chirurgo una panoramica tridimensionale completa. Il chirurgo, seduto ad una console, aziona i comandi di vario genere, a pedali o manuali.

Vantaggi principali in medicina della chirurgia robotica sono la facilità di accesso a tutte le zone anatomiche del paziente, la visione tridimensionale del campo operatorio e le incisioni minuscole che consentono di abbreviare la degenza in ospedale. Attualmente in Italia sono operativi circa 90 robot chirurgici e dal 1999 ad oggi sono stati operati oltre 70mila pazienti. Le tipologie di intervento più frequenti sono rimozioni di tumori, re-impianti di uretra e rimozione di prostata.

“Il trend del futuro” – afferma Guang-Zhong Yang, fondatore ed editor della rivista Science Robotics e co-fondatore dell’Hamlyn Centre for Robotic Surgery presso l’Imperial College di Londra – “è quello di robot in scala nanoscopica, specializzati su singole tipologie di intervento e che iniziano a prendere decisioni, magari reagendo ai comandi solo visivi del chirurgo.”

Con gli ulteriori sviluppi dell’intelligenza artificiale un giorno potremmo infatti arrivare ad una maggiore autonomia da parte dei robot nell’applicazione diretta delle procedure. In altre parole, il chirurgo robot in sala operatoria potrebbe non aver più bisogno della mano umana.

Robotica e Medicina: un esoscheletro per amico

La riabilitazione robotica consente di tornare ad una vita quasi normale anche dopo traumi e patologie invalidanti. L’utilizzo dei robot fisioterapisti ha aperto infatti una nuova strada nella riabilitazione nel trattamento della disabilità permanente e temporanea. Parliamo soprattutto di esoscheletri e altri sistemi robotici per la rieducazione degli arti. Ad esempio robot indossabili dal paziente in grado di restituire una mobilità almeno parziale a chi ha perso l’uso delle gambe o delle mani. Passi avanti sono stati fatti anche nella riabilitazione robotica di braccia e mani. Sono inoltre in fase sperimentale alcuni prototipi di guanto robot che consentono alle persone colpite da ictus di recuperare la funzionalità della mano.

Braccia grandi come un capello

Diagnosi e prevenzione in medicina sono da sempre armi vincenti contro la malattia, ecco perché la robotica medica si è concentrata anche su questo vitale aspetto della medicina. “Il successo commerciale dei primi robot chirurgici” – ha spiegato sempre Guang-Zhong Yang – “ha ispirato nuovi dispositivi più piccoli, sicuri ed intelligenti, che puntano ad esplorare con sempre maggiore precisione il corpo umano per predire e prevenire le malattie. Ormai si progettano robot con braccia del diametro di un capello, capaci di vedere dentro e sotto gli organi, in grado di esaminare cellule senza più bisogno di biopsie, in modo da ottenere diagnosi sempre più precoci”.

Una risorsa straordinaria, ma difficilmente sostenibile

Il limite più grande della chirurgia robotica non è qualitativo né operativo, ma l’alto costo dell’apparecchiatura, che si attesta tra i 2 e i 3 milioni di euro, più le ingenti spese di manutenzione che si aggirano intorno ai 100.000 euro annui. Un investimento che si giustificherebbe soltanto con un utilizzo a tempo pieno, al momento non possibile per “limite umano”: la mancanza di chirurghi e operatori specializzati sufficienti per far operare le macchine a tempo pieno.

La strada del futuro della chirurgia, e della commistione tra robotica e medicina, sembra però chiara e segnata.

© Domedica s.r.l.

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