Piano nazionale della prevenzione 2020-2025: tra nuovi obiettivi e perplessità

Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 è stato preparato basandosi su alcuni principi ben definiti: riduzione delle principali disuguaglianze sociali e geografiche che si osservano in Italia, definizione di indicatori omogenei, misurabili e robusti collegati al monitoraggio dei LEA e un’azione attiva mirata a intercettare i bisogni di salute. Finalmente si sposa con forza l’idea che gli interventi di prevenzione possano contribuire a garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. 

I contenuti

Come riportato sul piano ”anche alla luce delle recenti esperienze legate alla pandemia da COVID-19 , e in un contesto di conseguente crisi economica, è necessario che il SSN si ponga nuovi obiettivi organizzativi del sistema in cui esprimere i valori professionali dei diversi operatori. È indispensabile programmare e progettare sempre più in modo integrato e in termini di rete coordinata e integrata tra le diverse strutture e attività presenti nel Territorio e gli Ospedali, i quali se isolati tra di loro e separati dal territorio che li circonda non possono rappresentare l’unica risposta ai nuovi bisogni imposti dall’evoluzione demografica ed epidemiologica”.

Le principali aree dove si intende intervenire per garantire l’integrazione dei ruoli e la pianificazione degli interventi riguardano:

  • La cronicità e la connessione con il relativo Piano Nazionale;
  • Tutte quelle malattie trasmesse attraverso gli alimenti
  • Le malattie trasmesse da vettori
  • La gestione delle emergenze epidemiche umane ed animali, incluso il COVID-19;
  • L’igiene urbana veterinaria;
  • La produzione, il commercio e l’impiego di prodotti chimici tra cui i fitosanitari;
  • La prevenzione del “rischio chimico”
  • I rapporti con la rete oncologica, i registri tumori, i Distretti e i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta 
  • La promozione della salute in gravidanza e nei primi 1000 giorni;
  • L’integrazione delle tematiche ambientali con quelle relative alla promozione della salute
  • Le relazioni con l’INAIL riguardo l’esposizione dei lavoratori a rischi chimici o fisici.

Dunque si punta moltissimo sul rendere omogenee le diverse strutture presenti sul territorio ma non solo. Si indicano 5 macro obiettivi sui quali si vuole intervenire per aumentare la sensibilità sociale: 

  • Malattie croniche non trasmissibili
  • Dipendenze e problemi correlati
  • Incidenti domestici e stradali
  • Ambiente, clima e salute
  • Malattie infettive prioritarie 

Vale la pena ricordare che ad oggi le malattie croniche sono la principale causa di morte nel mondo e che solo in Italia affliggono 24 milioni di persone. Ampliando maggiormente il ragionamento in termini prettamente economici, una buona prevenzione consente anche allo Stato di risparmiare le spese in termini di cure, ospedalizzazioni e assistenza nel lungo periodo.

La valutazione del PNP

Come vengono valutati i risultati del Piano di Prevenzione? II coordinamento del Piano è affidato al Ministero della salute, che avrà il compito di dirigere le operazioni con tutti gli altri attori coinvolti. Entro il 31 marzo di ogni anno le Regioni dovranno documentare lo stato di avanzamento del Piano. Fermo restando un costante monitoraggio dell’attuazione del Piano Nazionale di Prevenzione, nel Documento di valutazione sono stati previsti oltre 130 indicatori centrali, i quali coprono tutti gli obiettivi del Piano cui le Regioni devono tendere attraverso i Piani Regionali di prevenzione, fissando i corrispondenti standard regionali, al fine di quantificare l’apporto locale al target nazionale, tenendo conto della situazione di partenza e delle proprie peculiarità. 

Per l’anno 2020 la valutazione ha esito positivo in presenza dell’atto regionale di recepimento dell’intesa. Per l’anno 2021 la valutazione ha esito positivo se la pianificazione regionale risponde agli obiettivi prefissati. 

Differentemente per gli anni 2022-2025 la valutazione avrà esito positivo seguendo una proporzione crescente (60% nel 2022, 70% nel 2023, 80% nel 2024, 90% nel 2025) del totale degli indicatori.

L’obiettivo, infatti, è anche mostrare al Paese come lo sforzo congiunto di Stato e Regioni produca esiti concreti nelle politiche di salute, ricavando al tempo stesso indicazioni per capire quali misure adottare nel futuro. Alla luce di ciò, secondo il Ministero della Salute, la valutazione è stata concepita come una componente irrinunciabile del PNP anche con la funzione di misurare l’impatto che produrrà nei processi, negli esiti di salute e nel sistema a livello centrale, regionale e locale.  

Le perplessità

Il nuovo Piano, che ricordiamo rappresenta gli obiettivi di molte delle aree rilevanti per la sanità pubblica, si presenta come un documento corposo di 200 pagine che mostra fin dall’inizio delle problematiche:  senza considerare il fatto che è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni dopo un mese di rinvii, per attuarlo sono stati stanziati 200 milioni, la stessa cifra di 15 anni fa. Ma se l’obiettivo dichiarato è puntare tutto sul riorientamento del sistema di prevenzione per avere un maggior coordinamento tra vari attori, e quindi con maggiori obiettivi dello stanziamento del 2005 , perché i fondi sono gli stessi? Non si tratta di un segnale incoraggiante soprattutto alla luce del fatto che l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questi mesi ha mostrato chiaramente che gli interventi sulla sanità pubblica sono parte integrante non solo dello sviluppo economico, ma anche sociale del nostro paese . Già alla fine di quest’anno si potranno tirare le prime conclusioni. Non ci resta che attendere.

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