Migliora la sopravvivenza nei casi di tumore al rene.

I tumori al rene costituiscono circa il 5 % di tutte le nuove diagnosi di tumore. Solamente in Italia vengono diagnosticati circa 10 mila casi l’anno con un’età media che si attesta intorno ai 65 anni. Diversi studi presentati al convegno Esmo (Società europea di oncologia medica) hanno dimostrato che le combinazioni di nuovi farmaci migliorano la vita dei malati e riducono il rischio di morte: l’immuno-oncologia potenzia il sistema immunitario e lo aiuta a combattere con più forza la malattia, rivoluzionando gli standard di cura e migliorando le prospettive di sopravvivenza.

L’immunoterapia

La terapia del tumore al rene è generalmente costituita dall’intervento chirurgico di asportazione parziale o completa del rene coinvolto. A seguito dell’intervento non sono indicate ulteriori terapie e il Paziente inizia un programma di controlli periodici. Qualora il tumore del rene fosse diagnosticato quando c’è già stato il coinvolgimento di altri organi, si esegue spesso la nefrectomia (ovvero l’asportazione del rene) come primo intervento al fine di confermare la diagnosi e ridurre il carico complessivo di malattia. A questo punto si iniziano i trattamenti oncologici con gli agenti immunoterapici. Questi ultimi saranno scelti dal medico oncologo in base alle caratteristiche del Paziente, del sottotipo tumorale e delle altre malattie eventualmente presenti. Scopo di queste terapie è controllare i sintomi correlati alla presenza del tumore, migliorare la qualità della vita e prolungare la sopravvivenza.

Dai risultati principali degli studi di fase 3, CheckMate -2141 e CheckMate -9ER2, presentati durante il convegno Osmo e condotti su Pazienti mai trattati in precedenza, oltre il 50% dei pazienti trattati con le nuove terapie immuno-oncologiche è vivo a 4 anni, ed è stata notevolmente accresciuto la sopravvivenza globale, riducendo del 40% il rischio di morte. L’immuno-oncologia sta aprendo prospettive importanti anche in prima linea, grazie alle diverse opzioni di combinazione con farmaci immunologici o antiangiogenici oggi disponibili. Si tratta di risultati che possono cambiare la pratica clinica. Fino a 5 anni fa, solo poco più del 10% dei Pazienti era vivo a un quinquennio dalla diagnosi. Oggi invece, grazie alla combinazione, più della metà dei Pazienti è vivo a 4 anni. Un grande passo in avanti in termini di speranza di vita.

Il valore della prevenzione

Ad Esmo è stato messo in risalto l’importanza della prevenzione. Il principale fattore di rischio di questa neoplasia è il fumo, ma sembrano essere implicate anche obesità, ipertensione arteriosa o insufficienza renale di lunga data ed esposizione professionale ad alcune sostanze tossiche.

La principale forma di prevenzione del tumore al rene consiste nell’eliminazione dei fattori di rischio. In particolare si consigliano astensione dal fumo di sigaretta, conduzione di uno stile di vita sano, controllo del peso corporeo e della pressione arteriosa. Occorre inoltre evitare l’esposizione a sostanze tossiche in ambiente lavorativo.

Purtroppo non esistono programmi di screening organizzato applicabili per la diagnosi precoce del tumore al rene e questo è senz’altro un punto su cui si può lavorare. Quella renale è una neoplasia insidiosa perché spesso rimane clinicamente silente per la maggior parte del suo corso (frequentemente viene scoperta in maniera occasionale, in seguito a un semplice controllo effettuato per altri motivi). I sintomi più evidenti si manifestano solo quando la malattia è già in uno stadio avanzato. Per questo è bene non trascurare:

  • ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine
  •  dolore sordo al fianco o spasmi tipo colica, causati dalla presenza di coaguli di sangue lungo la via urinaria 
  • presenza di una massa palpabile nella cavità addominale a livello del fianco 

Se diagnosticata in fase precoce ben la metà dei Pazienti ha buone possibilità di guarigione, l’importante è non sottovalutare i primi sintomi.

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