Malattie croniche, quali diritti sono riconosciuti a chi ne è affetto?

Le malattie croniche rappresentano purtroppo la principale causa di morte in tutto il mondo, con una particolare incidenza in Europa, dove, secondo l’OMS, causano l’86% dei decessi totali. Anche nel nostro Paese sono estremamente diffuse, in quanto tali patologie interessano circa 24 milioni di italiani, stando al rapporto stilato nel 2019 dall’Osservatorio sulla salute.

Un individuo affetto da una patologia cronica necessita di sottoporsi a trattamenti medici prolungati nel tempo al fine di alleviarne i sintomi e di migliorare il più possibile la qualità della sua vita. Ma quali sono i diritti a lui riconosciuti dallo Stato? Quali tutele prevede il nostro ordinamento?

Malattie croniche e invalidità

Generalmente ad un paziente affetto da una o più patologie croniche viene riconosciuta una certa percentuale di invalidità civile, la quale, a sua volta, dà diritto ad una serie di aiuti da parte dello Stato, tra cui, nei casi più gravi, la pensione di invalidità. Ciò che rileva per determinare quale di questi strumenti possa essere attivato è la percentuale di invalidità civile riconosciuta al paziente: con una invalidità civile pari o superiore al 34% si avrà diritto ad ausili e protesi; se la percentuale di invalidità sale al 46% sarà possibile l’iscrizione del cittadino al collocamento mirato, mentre con una percentuale del 50% o superiore sarà possibile beneficiare del congedo straordinario dal posto di lavoro per cure; dal 67% in poi è possibile beneficiare di una esenzione parziale dal ticket per prestazioni mediche specialistiche; a partire dal 74% di invalidità si avrà diritto anche ad un assegno mensile di assistenza, a patto di non godere già di un reddito sufficientemente elevato, mentre la pensione di inabilità potrà essere ricevuta solo da coloro ai quali sia riconosciuta una invalidità del 100%. Se, infine, la patologia dovesse impedire la deambulazione del paziente, questi avrà diritto all’indennità di accompagnamento, senza alcun requisito di reddito.

L’elenco delle patologie croniche che danno diritto ad una o più delle prestazioni elencate è disponibile a questo indirizzo.

Esenzione dal pagamento del ticket sanitario

Abbiamo appena visto come ogni persona a cui sia riconosciuta una percentuale di invalidità pari o superiore al 66% potrà beneficiare di una riduzione del ticket per le prestazioni sanitarie. Tuttavia il paziente affetto da una patologia cronica non è in nessun caso tenuto al pagamento del ticket per le prestazioni mediche, come stabilisce il DPCM del 12/01/2017. Le malattie e condizioni croniche che danno diritto all’esenzione, come ad esempio la cirrosi epatica, la malattia di Alzheimer, il diabete o l’infezione da HIV, sono elencate nell’Allegato al decreto n.8. Affinché sia possibile beneficiare dell’esenzione, occorre presentare alla propria ASL una certificazioneche attesti la sussistenza di una o più patologie indicate nell’allegato.

Attenzione però: questa certificazione non è sempre priva di scadenza, in quanto ogni regione può individuare dei periodi di tempo oltre i quali sarà necessario rinnovarla con visita, tenendo però conto dei periodi minimi di validità stabiliti dalla legge.

Lavoro

Continuare a svolgere il proprio lavoro essendo affetti da una malattia cronica potrebbe risultare particolarmente gravoso, soprattutto quando è degenerativa. Per questo già dal 2003, con il Dlgs n. 276, viene concesso ai dipendenti (sia pubblici che privati) di modificare il loro rapporto lavorativo full-time in un part-time, ovviamente presentando idonea certificazione al datore di lavoro, che non potrà in alcun modo opporsi alla richiesta del dipendente; allo stesso modo, qualora il dipendente decidesse di tornare a lavorare a tempo pieno, nessuna eccezione potrà essere opposta dal datore di lavoro.

Ma non finisce qui: il lavoratore che deve convivere con una malattia cronica potrebbe necessitare di permessinecessari per recarsi dal proprio medico per seguire una terapia o per effettuare controlli medici. Tali permessi dipendono dal CCNL in cui è inquadrato il lavoratore e possono essere retribuiti o meno, oppure le ore di assenza potrebbero essere scomputate dal monte ore dei permessi spettanti al dipendente. Se tali assenze dovessero invece essere ripetute, ad esempio per seguire una terapia mirata, l’assenza può essere calcolata come malattia. Il lavoratore ha ovviamente diritto a rimanere a casa qualora la malattia dovesse impedirgli di svolgere la giornata lavorativa e come tutti gli altri dovrà trovarsi presso il proprio domicilio durante le fasce di reperibilità per le visite fiscali; tuttavia, se il medico dell’INPS non dovesse trovare il dipendente in casa, questi sarà giustificato se la sua assenza è dovuta alla necessità di sottoporsi ad una visita medica, ad una terapia, o in un luogo che potrebbe migliorare le sue condizioni.

Ricordiamo, infine, che al lavoratore affetto da malattia cronica e a cui è riconosciuta una invalidità civile pari almeno al 50%, è concesso un congedo straordinario di 30 giorni ogni anno, da utilizzare per sottoporsi alle cure necessarie. 

Domedica ®

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