L’inquinamento atmosferico può causare danni cerebrali ai bambini

Man mano che la ricerca progredisce, vengono alla luce nuove possibili cause di diverse patologie, dai tumori fino alle malattie mentali. Che l’inquinamento atmosferico sia nocivo per la salute umana non è una novità, ma recentemente uno studio pubblicato sul Journal of Intellectual Disability Research da un team dell’Università di Sidney, ha evidenziato come per i bambini che nascono e crescono in aree inquinate aumenterebbe il rischio di danni cerebrali.

Diversi studi confermano la correlazione tra inquinamento atmosferico e disabilità mentale

L’analisi si è basata sui dati raccolti dal Millennium Cohort Study del Regno Unito, secondo il quale su 18 mila bambini britannici nati tra il 2000 e il 2002, quelli con disabilità mentali avevano il 33% di probabilità in più di vivere in aree con alti livelli di particolato diesel, il 30% di probabilità in più di vivere in aree con alti livelli di biossido di azoto e di monossido di carbonio, e il 17% in più di probabilità di vivere in aree con alti livelli di anidride solforosa. Un altro studio condotto in Svezia sembra avvalere l’ipotesi di connessione tra inquinamento atmosferico e danni cerebrali dei bambini. L’Università di Umea ha esaminato l’esposizione all’inquinamento atmosferico di 500mila minori svedesi, incrociando poi i dati con quelli relativi alle prescrizioni di farmaci per malattie mentali. I risultati hanno dimostrato che più basso è l’inquinamento, soprattutto quello dovuto al traffico, e più basso è il tasso di disturbi psichiatrici nei bambini e negli adolescenti. Secondo lo stesso studio, basterebbero livelli di inquinamento anche minimi a causare danni cerebrali, tant’è che la Svezia è uno dei Paesi meno inquinati al mondo, con una quantità di PM10 pari a 16,6 mg/m3, ovvero la metà di quella presente in Italia.

Dal traffico gli agenti inquinanti più pericolosi per i bambini

La salute mentale dei bambini è dunque messa in pericolo soprattutto dall’inquinamento dovuto al traffico, lo dimostra anche uno studio americano, condotto da un team del Children Hospital di Los Angeles. Secondo i dati raccolti, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), prodotti dalle emissioni dei veicoli, dagli impianti di riscaldamento e dalla combustione di legna e il carbone, aumenterebbero il rischio d’insorgenza dell’Adhd (Il Disturbo da Deficit di Attenzione) e rallenterebbero la velocità di elaborazione delle informazioni a livello cerebrale. Il dott. Peterson, a capo del gruppo di ricerca, spiega che gli idrocarburi policiclici aromatici possono danneggiare il cervello del feto perché riescono ad attraversare la placenta. Il suo team ha esaminato la correlazione tra danni cerebrali fetali ed esposizione agli idrocarburi policiclici aromatici su 40 bambini e le rispettive madri, monitorando gli idrocarburi policiclici aromatici durante la gestazione. Ne è emersa un’allarmante correlazione tra l’esposizione prenatale agli idrocarburi policiclici aromatici e la riduzione della sostanza bianca cerebrale quasi esclusivamente nell’emisfero sinistro. Questo porta a un rallentamento dell’elaborazione delle informazioni e alla comparsa di disturbi del comportamento. Per chiarire ulteriormente il nesso tra inquinamento e danni cerebrali nei bambini bisognerà condurre studi su scala più ampia e, se i risultati verranno confermati, ne deriveranno importanti conseguenze a livello di salute pubblica, visto che gli idrocarburi policiclici aromatici sono tra gli inquinanti atmosferici più diffusi. Diverse patologie hanno cause ambientali, e questo ci dà la possibilità di intervenire su queste cause e limitarne i danni se siamo abbastanza lungimiranti.

© Domedica s.r.l.

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