Italiani e cure mediche: mancano o no, i soldi per curarsi?

L’indagine Istat, sugli italiani che rinunciano alle cure perché non hanno soldi per curarsi, ridimensiona i numeri circolati finora: non 12-13 milioni ma meno di 4 milioni, parlando solo della rinuncia a cure pubbliche. Altri dati rivelano più in generale le difficoltà del Sistema Sanitario Nazionale… e sempre più cittadini si rivolgono ai privati…

Dati a confronto

In occasione della Giornata mondiale della Salute dell’Oms, Eurostat ha diffuso i dati sulle difficoltà di accesso alle cure in Europa. L’analisi Eurostat è l’ultima di una serie di indagini che hanno sollevato il problema: in Italia in particolare ha suscitato scalpore un’indagine Censis/Rbm che indicava in 12,2 milioni gli italiani che avrebbero rinunciato o posticipato una prestazione sanitaria per motivi economici. Ma le cose stanno davvero così?

Per rispondere riportiamo i dati dell’indagine Ehis (European Health Interview Survey) nella parte che riguarda esclusivamente l’Italia e il SSN che è stata condotta dall’Istat. Va sottolineato che i dati sono diversi rispetto a quelli utilizzati nell’indagine Eurostat, che considera anche le prestazioni private e non distingue tra diversi regimi di assistenza, mentre Istat si incentra sulla percezione dei cittadini rispetto alla disponibilità di cure del SSN.

Dai dati ufficiali Istat emerge chiaramente che la situazione italiana è meno grave di quanto si pensasse: a rinunciare ad almeno una prestazione sanitaria per diverse ragioni, non solo strettamente economiche, è infatti in media il 12% degli italiani, vale a dire circa 6 milioni. Va inoltre considerato che rinunciare a una sola prestazione non vuole dire rinunciare a curarsi e/o non avere soldi per curarsi.

Analizzando invece le sole rinunce perché non si hanno soldi per curarsi, la percentuale scende al 7% in media, vale a dire circa 3,6 milioni di persone. Ai farmaci prescritti invece avrebbero rinunciato il 4,4% in media della popolazione, poco più di 2,3 milioni.

Tempi più lunghi e costi maggiori

Se meno del previsto sono gli italiani che rinunciano alle prestazioni sanitarie pubbliche, molti sono quelli che preferiscono i servizi privati. Cercando di analizzare le motivazioni, emerge che le prestazioni rese dal SSN sembrerebbero in peggioramento: secondo uno studio presentato dal Crea Sanità, i tempi di attesa per una visita specialistica sono aumentati di 27 giorni in 3 anni e ora raggiungono anche i 3 mesi. Anche per gli esami i tempi di attesa si allungano, ad esempio circa 22 giorni per la radiografia a una mano e fino a 96 per una colonscopia; le medesime prestazioni nel privato hanno tempi molto inferiori: 3 giorni la prima e 10 la seconda. A spingere gli italiani verso le strutture private è anche l’aumento dei ticket da pagare: in molti casi la distanza fra la fattura della struttura privata e il ticket ospedaliero è di poche decine di euro.

Un prestito per chi non ha soldi per curarsi

Tra i tanti numeri pubblicati relativi al rapporto tra popolazione e cure, emerge un ulteriore dato: sempre più italiani nel 2017 si sono rivolti a banche o istituti di credito per richiedere soldi in prestito per cure sanitarie di vario genere. Il totale richiesto ammonta a 400 milioni di euro. Nell’elaborazione dei dati, è stato preso in considerazione un campione di 50mila richieste di prestito, presentate nel periodo da gennaio a dicembre del 2017, che vanno a confermare una tendenza già vista nel corso degli anni precedenti.

I modelli francese e tedesco

Per risolvere il problema della sostenibilità del SSN potrebbe essere utile guardare oltre confine.  Ecco due esempi che arrivano da Francia e Germania:

– Il Secondo Pilastro Sanitario “alla francese” non è un modello nel quale i cittadini ricevono le cure privatamente, ma un sistema di finanziamento aggiuntivo all’SSN attraverso il quale “intermediare” la spesa sanitaria, ticket del Servizio Sanitario Nazionale inclusi, rimasta a carico del cittadino. Garantirebbe al sistema sanitario la disponibilità di 22 miliardi di euro/annui aggiuntivi ed un contenimento della spesa sanitaria privata da 8,7 miliardi di euro a 4,3 miliardi annui.

– l’esternalizzazione di alcune assistenze (modello tedesco) che promuova un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti, mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie, con un risparmio previsto della spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui da investire a favore dei cittadini più bisognosi.

Forse non sono queste le soluzioni più adatte per il SSN, ma si auspica che venga trovata una soluzione, visto che il numero di pazienti che vi rinunciano è in costante aumento.

© Domedica s.r.l.

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