Immunoterapia sperimentale guarisce donna con tumore metastatico

Arrivano dall’America i risultati positivi di un’immunoterapia sperimentale che ha dello straordinario: i linfociti di una donna sono stati selezionati e utilizzati come arma per sconfiggere il tumore e le sue metastasi. E a due anni di distanza, il tumore non si è ripresentato.

La nuova frontiera dell’immunoterapia

Da alcuni anni nella lotta ai tumori è entrata una nuova procedura: l’immunoterapia. Si basa sull’uso delle difese del corpo stesso del paziente per sconfiggere la malattia. Al momento i due approcci più efficaci sono:

  • l’attivazione delle cellule immunitarie del paziente tramite farmaci
  • terapia basata sull’uso diretto di cellule immunitarie

Nel secondo approccio, i linfociti T del paziente sono isolati dal suo sangue o dal tumore stesso, successivamente vengono selezionate solo le cellule di difesa in grado di riconoscere e attaccare la neoplasia. Questi linfociti T specifici per il tumore vengono coltivati in provetta e poi iniettati nuovamente nel corpo del paziente. Il successo delle cure immunoterapiche, ad oggi, varia molto in funzione del tipo di tumore. E proprio per quanto riguarda il cancro al seno, le sperimentazioni cliniche basate sull’uso di farmaci immunoterapici non hanno avuto risultati sensibili, da cui la decisione di provare direttamente con le cellule immunitarie, che ha portato all’esperimento americano.

Un piccolo, grande miracolo

Premesso che i risultati sono stati ottenuti su un’unica paziente e quindi vanno presi con la dovuta cautela, lo studio, pubblicato su Nature Medicine sotto l’egidia del National Cancer Institute, ha avuto una enorme eco internazionale per le possibili implicazioni future. Il dato di fatto è che l’esperimento immunoterapico ha portato a regressione completa un tumore della mammella in fase metastatica, ormai refrattario a qualsiasi terapia. La strategia terapeutica sperimentale si basa sul trasferimento adottivo di cellule T (ACT), trattamento già utilizzato con successo nel melanoma, un tumore che presenta un gran numero di mutazioni somatiche, ma che finora aveva invece dato scarsi risultati in una serie di altri tumori con un basso livello di mutazioni.

I ricercatori americani, guidati da Steven A. Rosenberg, divisione di chirurgia del Center for Cancer Research del NCI, hanno sviluppato un tipo di ACT che sfrutta l’azione dei linfociti infiltranti il tumore (TIL) per colpire in maniera selettiva le mutazioni presenti nelle cellule tumorali. L’ipotesi, poi verificata sul singolo caso, era che questo potesse ridurre le dimensioni del tumore in queste forme epiteliali. La tecnica di produzione dei TIL consiste nel prelevare il sangue del paziente, quindi isolare i linfociti in grado di riconoscere le mutazioni tumorali, facendoli replicare miliardi di volte fuori dal corpo del paziente. Successivamente i TIL vengono infusi nuovamente nel paziente, il quale nel frattempo è stato sottoposto ad un trattamento di deplezione dei linfociti rimanenti, per poter ottenere una reazione immunitaria più forte contro il tumore. Rosenberg e i suoi colleghi hanno sperimentato il trattamento su Judy Perkins, donna di 47 anni il cui tumore era considerato oramai intrattabile, ed è stato un enorme successo: le cellule T hanno eliminato tumore e metastasi e ad oggi il tumore non si è ripresentato, nonostante la donna non si sia più sottoposta a cure oncologiche.

La forza di questa nuova strategia è di non essere tumore-specifica: questa forma di immunoterapia attacca infatti solo le mutazioni, le stesse che sono il driver del cancro ma che vengono trasformate, grazie a questa terapia, nell’arma per distruggerlo. “Essendo questo nuovo approccio terapeutico basato sulla presenza di mutazioni tumorali – spiega Rosenberg – indipendentemente dal tipo di tumore, riteniamo che possa funzionare non solo sui tumori della mammella, ma anche su altri tumori”. Va anche sottolineato che risultati simili sono stati osservati in pazienti con altri tumori epiteliali, risultato estremamente importante perché finora i tentativi di ACT in queste forme tumorali non avevano avuto successo.

Se questi risultati fossero confermati, sarebbe un enorme passo avanti nella lotta ai tumori.

© Domedica s.r.l.

Condividi questo articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email

Articoli correlati

I nostri servizi

Più di 10 anni di esperienza nel disegno e nella gestione di Programmi di Supporto ai Pazienti e Progetti a Supporto di Medici, Centri Clinici e altri Stakeholder della Sanità.

I nostri Programmi migliorano la qualità e l’efficacia delle cure e incrementano l’adozione e l’aderenza di lungo termine alle Terapie.

Gestiamo Home Clinical Trials, Studi Osservazionali e Progetti di Real World Evidence, Studi sul Comportamento e Analisi di Outcome, in Italia e a livello Internazionale.

I nostri progetti abilitano la raccolta e supportano la diffusione di evidenze sull’efficacia delle Terapie e di nuovi Approcci Terapeutici.