Il problema della scarsa aderenza alla terapia farmacologica

Per aderenza terapeutica si indica generalmente il conformarsi del Paziente alle indicazioni del medico riguardo ai tempi, alla frequenza e all’assunzione del farmaco per tutta la durata della terapia.

La scarsa aderenza alle prescrizioni del medico è direttamente correlata ad un aumento degli interventi di assistenza sanitaria ed all’aumento della mortalità poiché influisce direttamente sulla non efficacia della cura. Solitamente è più elevata tra i Pazienti affetti da condizioni acute rispetto a quelli affetti da patologie croniche.

Proprio per questi ultimi l’aderenza alla terapia farmacologica statisticamente si riduce in maniera drastica dopo i primi 6 mesi di terapia, ma purtroppo non è il tempo l’unico fattore che porta il malato ad abbandonare un percorso farmacologico. Per esempio in caso di ricovero, la dimissione dall’ospedale del Paziente è un momento che spesso lo porta a non seguire le raccomandazioni del medico. In un momento storico nel quale la concezione del rapporto medico-Paziente sta cambiando, vedendo quest’ultimo sempre più coinvolto nell’attuazione del progetto terapeutico, quali sono le soluzioni al problema?

Come intervenire sull’aderenza alla terapia

Esistono diverse modalità di intervento per migliorare l’aderenza alla terapia farmacologica, la maggior parte dei quali mira al superamento di tutti quei fattori che sono riconducibili alla responsabilità del Paziente. Tuttavia la vera chiave di volta è lo sviluppo di una consapevolezza da parte del Paziente della necessità e dell’efficacia della terapia che sta seguendo.

La condizione necessaria è l’adesione del Paziente ai suggerimenti e alle prescrizioni del medico, che solitamente viene definita con il termine inglese compliance: il successo o il fallimento di qualsiasi terapia dipende dall’adesione del Paziente alla terapia. Non seguirla significa inficiare l’efficacia del trattamento generando al tempo stesso un incremento dei costi legato ad una gestione non corretta della patologia. Come si interviene dunque per aiutare il Paziente a gestire il proprio percorso? Attraverso una serie di azioni che da un lato educhino il Paziente all’utilità dei farmaci, alle conseguenze di una scarsa o addirittura nulla aderenza terapeutica ed in generale una maggiore educazione sulla propria patologia. L’uso di promemoria telefonici, via SMS o via app o per via telematica ed un maggior numero di colloqui informativi, soprattutto nell’ambito dei PSP, si sono già dimostrati mezzi efficaci.

La normativa per la tutela di queste figure è stata praticamente nulla fino a qualche anno fa, mentre ultimamente sono stati presi alcuni provvedimenti che però risultano ancora blandi e poco efficaci.

Ma per garantire l’aderenza alla terapia farmacologica tutti questi fattori da soli non bastano. Serve un intervento coordinato da parte di tutti gli attori coinvolti: dal medico al farmacista, dalle autorità sanitarie alla famiglia del malato.

Il primo passo infatti per ridurre la non adesione è una maggiore consapevolezza della sua importanza da parte del Paziente, attraverso un miglioramento della comunicazione e una maggiore conoscenza della problematica, e a questo ci si arriva anche attraverso iniziative culturali sul tema dell’adesione alla terapia, cosa che nel nostro paese ancora è pressoché assente.

Aderire alla terapia

Nonostante la maggior parte delle ricerche abbia incentrato l’attenzione soprattutto sull’adesione ai trattamenti farmacologici, il concetto di adesione comprende numerosi altri comportamenti sempre legati a vario titolo alla  tutela della salute. Proprio per questo definire l’adesione “il grado con il quale il Paziente segue le istruzioni mediche” può rappresentare un punto di partenza, ma il termine “mediche”appare insufficiente per descrivere l’intero spettro di interventi necessari al trattamento delle patologie croniche.

 Non è nemmeno corretto parlare di “istruzioni” poichè in questo modo il Paziente appare come un soggetto chiamato ad accogliere in maniera passiva il parere di un esperto, mentre in realtà deve diventare un soggetto che collabora attivamente al processo terapeutico. 

Migliorare l’aderenza alla terapia aumenta la soddisfazione del Paziente e poiché una parte consistente delle cure necessarie per le condizioni croniche è basata sulla gestione autonoma della malattia da parte del Paziente (spesso richiesta in presenza di una complessa concomitanza di terapie), sull’utilizzo di tecnologie mediche di monitoraggio e sui cambiamenti dello stile di vita, i Pazienti se non supportati adeguatamente dal sistema sanitario si trovano ad affrontare molti rischi per la loro salute. 

Aderenza alla terapia farmacologica e diabete

La scarsa adesione alle terapie antidiabetiche determina un’inutile sofferenza per i Pazienti e costi aggiuntivi per il sistema sanitario. La scarsa adesione a standard di trattamento è la causa principale delle complicanze del diabete e dei costi individuali,sociali ed economici che ad esse si associano. Inoltre i Pazienti diabetici presentano anche altre patologie in comorbidità.

In particolare alcune malattie che comunemente si associano al diabete, come l’ipertensione, l’obesità e la depressione, si caratterizzano per scarsa adesione ai trattamenti e contribuiscono quindi ad un ulteriore aumento della possibilità di scarsa risposta terapeutica.

L’incidenza, in termini economici e di salute, della malattia diabetica è enorme ed in continuo aumento.

Come misurare l’aderenza terapeutica

Gli effetti negativi sulla salute della scarsa aderenza terapeutica ai farmaci sono ben noti, ma i medici spesso sono inconsapevoli che possa essere proprio quella la causa principale degli insoddisfacenti risultati terapeutici ottenuti dai propri Pazienti. infatti il sottovalutare il ruolo di una scarsa aderenza alla terapia farmacologica o un suo mancato riconoscimento possono portare ad un’intensificazione del trattamento  che a sua volta può generare effetti avversi tra i quali il Paziente potrebbe convincersi che la terapia sia inutile. 

Stimare l’aderenza alla terapia farmacologica nella pratica clinica è complicato. Può essere fatta attraverso metodi diretti, che comprendono l’osservazione diretta dell’assunzione del medicinale o la misura della sua concentrazione. Tuttavia, questi metodi sono in realtà poco praticabili sia su larga scala sia su base individuale, e risultano essere pratiche troppo dispendiose in termini economici.

D’altra parte, l’impiego di metodi indiretti come questionari, contapillole, la misurazione dei marcatori biologici o la compilazione di un diario di assunzione dei farmaci sono sì a costo molto ridotto, ma in alcuni casi sono inevitabilmente soggetti alla mistificazione( volontaria o meno) da parte del Paziente. Il medico deve contribuire, per quanto possibile, ad esercitare un ruolo proattivo per superare questi problemi anche adattando gli schemi terapeutici, cercando di renderli più semplici nel numero di somministrazioni e nel timing. Parte del lavoro va dunque fatto sulla comunicazione tra medico e Paziente e sul rapporto di fiducia tra i due.

Coinvolgere i medici

Migliorare il livello di aderenza alla terapia farmacologica è un processo difficile che richiede una continua evoluzione. La mancanza di un confronto tra i tentativi di intervento dei medici e le risposte dei Pazienti indica che molto spesso i trattamenti terapeutici vengono prescritti ai Pazienti benchè questi ultimi non siano pronti a seguirli.

Gli operatori del sistema sanitario dovrebbero essere in grado, o meglio dovrebbero essere formati, a  misurare la disponibilità dei Pazienti ad aderire alle terapie, fornendo consigli e suggerimenti su come fare e seguire i progressi del Paziente ad ogni incontro. è sempre più necessario che i professionisti sanitari vengano coinvolti nel discorso sull’ adesione.

Sono infatti loro che possono avere un impatto significativo nel misurare il rischio di non adesione e nel proporre interventi finalizzati ad ottimizzare il livello di adesione.

Per trasformare questa pratica in una realtà, i medici dovrebbero avere accesso a corsi di formazione specifici sulla gestione dell’adesione, e il sistema in cui essi operano dovrebbe progettare e sostenere dei programmi di assistenza che rispettino questi obiettivi.

Questi corsi di formazione dovrebbero prevedere l’educazione su diversi temi come le informazioni relative al concetto di adesione, il processo che conduce alle decisioni cliniche e gli strumenti comportamentali per i professionisti sanitari.

Migliorare l’approccio con il Paziente

I Pazienti hanno bisogno di essere sostenuti,e non biasimati. Contrariamente all’evidenza,continua a verificarsi la tendenza a focalizzare l’attenzione sui fattori correlati al Paziente nell’individuazione dei problemi relativi all’adesione,rispetto agli elementi correlati alla negligenza degli operatori sanitari e del sistema sanitario. Queste ultime cause, che contribuiscono a determinare l’ambiente della struttura sanitaria in cui il Paziente riceve assistenza, hanno una maggiore influenza sull’adesione.

L’adesione è influenzata contemporaneamente da diversi fattori e di conseguenza l’abilità del Paziente nel seguire il piano terapeutico in modo ottimale è spesso compromessa da molti ostacoli, frequentemente correlati a diversi aspetti del problema.
Questi includono: gli elementi sociali ed economici, il team e il sistema di assistenza sanitaria,le caratteristiche della malattia,il tipo di terapia e il caso specifico del Paziente. Chiarire i problemi correlati a ciascuno di questi fattori è quindi necessario per migliorare il livello di adesione alle terapia.

Non ci sono strategie di intervento univoche o programmi che si sono mostrati efficaci per tutti i Pazienti, per tutte le situazioni e le condizioni. Per questo motivo sono richiesti interventi mirati al Paziente che puntino al raggiungimento del target di adesione e che siano correlati alla specifica malattia e alla esperienza della malattia stessa da parte del Paziente. Per realizzare ciò, il sistema sanitario e gli operatori sanitari hanno bisogno di sviluppare degli strumenti per misurare accuratamente non solo l’aderenza terapeutica, ma anche i fattori che la influenzano.

Dal momento che la maggior parte delle cure necessarie in caso di patologie
croniche si basa sulla gestione autonoma della malattia da parte del Paziente (in genere è necessario seguire una complessa multiterapia, sottoporsi ad esami diagnostici di controllo e cambiare il proprio stile di vita), nel caso in cui egli non segua le indicazioni ricevute, dovrà confrontarsi con numerosi rischi. Secondo Osservatorio Sulla Salute le malattie croniche nel 2019 hanno interessato quasi il 40% della
popolazione italiana, cioè 24 milioni di persone delle quali 12,5 milioni hanno multi-cronicità. Le proiezioni della cronicità indicano che nel 2028 il numero di malati cronici salirà a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni.

Proprio per questo migliorare l’efficacia degli interventi volti ad aumentare l’adesione ai trattamenti può avere un impatto sulla salute della popolazione maggiore di qualunque altro progresso realizzato per specifici trattamenti medici.

© Domedica s.r.l. 

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