I farmaci biologici come strumento contro l’artrite reumatoide

Prima di poter intraprendere qualunque tipo di discorso, occorre fare chiarezza su cosa siano i farmaci biologici.

Questa definizione non riguarda il “biologico” come lo intendiamo solitamente. Questi medicinali si distinguono dai cosiddetti sintetici perché, a differenza di questi ultimi, non vengono creati attraverso processi chimici, ma sono realizzati a partire da cellule di organismi viventi. Questo tipo di medicinali è in continua evoluzione e ha vissuto un’importante accelerazione negli ultimi anni, vedendo un progressivo allargamento dei campi di applicazione.

Un dato importante per far comprendere quali siano le loro effettive possibilità è il seguente: hanno permesso di allungare la sopravvivenza di almeno un decennio ai Pazienti affetti da artrite reumatoide. Devono però essere prescritti in fase precoce e non quando ormai si è prodotto il danno.

Rappresentano un importante investimento e, soprattutto sul lungo periodo, un importante risparmio: grazie a queste terapie i Pazienti trattati non devono più essere ricoverati in ospedale. Per essere chiari: un ricovero di 10 giorni ha lo stesso impatto economico di una terapia biologica per un anno.

Come accennato prima, tra le patologie che beneficiano della farmacologia biologica c’è l’artrite reumatoide, la più frequente tra le malattie reumatiche su base autoimmune. La malattia colpisce principalmente le donne tra i 30 e i 50 anni, ma non esclude bambini e anziani, e durante il decorso può arrivare a colpire tutte le articolazioni, oltre ad alcuni organi interni. L’evoluzione della malattia può causare gravissimi danni funzionali articolari e patologie d’organo. L’artrite reumatoide ha un fortissimo impatto sociale ed economico ed il Servizio Sanitario Nazionale copre solo i costi diretti della malattia (pari al 30%). L’impiego del farmaco biologico sembrerebbe quindi la scelta più sensata, eppure non sempre viene intrapresa questa strada.

In quanti accedono alle cure

Oltre ai Pazienti con artrite reumatoide già in trattamento con terapia biologica, c’è un ulteriore 10 % dei Pazienti (circa 30.000 persone) che pur potendo trarre vantaggi da questi trattamenti, non accedono alle terapie per diverse ragioni. Il dato è emerso da uno studio sui Pazienti realizzato dal Clicon Health, Economics e Outcome Research.

Nello studio sono stati inclusi tutti i Pazienti che nel quinquennio 2013-2017 hanno ricevuto una diagnosi di artrite reumatoide individuata tramite le schede di dimissione ospedaliera o dall’archivio delle esenzioni per patologia. Il campione è poi stato sottoposto ad una valutazione di potenziale eleggibilità al trattamento con il farmaco biologico b-DMARDS: si tratta di farmaci in grado di modificare il decorso della malattia rallentandola (b-DMARDS: biologic disease – modifying antirheumatic drugs), migliorando la funzionalità delle articolazioni e riducendo la disabilità e la mortalità, sempre a patto di essere utilizzati nelle fasi più precoci del decorso dell’artrite reumatoide.

Luca Degli Esposti, presidente di Clicon, spiega che proiettando la valutazione all’ intera popolazione nazionale affetta da artrite reumatoide (circa 320 mila Pazienti) ed escludendo quelli già in trattamento con le terapie biologiche (circa 44.000) emerge che il 10% dei Pazienti, ovvero 30.000 malati, presentano almeno uno dei criteri considerati di eleggibilità ai trattamenti con i biologici. Siamo quindi agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo di queste terapie, e la ricerca del Clicon ne è un’ulteriore conferma.

Problemi e soluzioni

In Italia viene preso in considerazione solo il consumo di un farmaco e la relativa spesa, ma non la maniera in cui viene usato. Ci sono diverse classi di medicinali, meno costosi rispetto ai biologici, ma che vengono sovrautilizzati e portano allo stesso modo a un consumo elevato di risorse che potrebbero essere allocate in altri modi, per esempio in formazione e prevenzione.

Un altro problema è quello delle risorse limitate, e non riguarda solo la formazione dei medici ma anche le condizioni per utilizzare questi medicinali: ci sono ancora specialisti ambulatoriali che non possono prescrivere tutti i farmaci biologici.

Nel nostro paese più di 5 milioni di persone vivono con la diagnosi di una malattia reumatica che può portare a invalidità, evitabile proprio grazie alle innovative terapie biologiche che negli ultimi 20 anni hanno radicalmente migliorato la qualità di vita di molti Pazienti: con le terapie biologiche il 40 % avrebbe maggiori benefici, ma oggi si usano solo nel 22% dei casi.

Non è quindi una sorpresa che il nostro paese sia terzultimo in Europa nella prescrizione di queste cure, davanti solo a Grecia e Portogallo.

Per garantire a tutti i malati i migliori trattamenti, la SIR (Società Italiana di Reumatologia) chiede alle Istituzioni la creazione di un Fondo nazionale per i farmaci biologici in reumatologia. Accanto a questa fonte di risorse dovrebbero essere realizzate quanto prima le reti assistenziali reumatologiche in tutte le Regioni, con la piena applicazione dei piani diagnostico-terapeutici assistenziali.

© Domedica s.r.l.

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