HIV: i giovani tra i 25 e i 29 anni la fascia più a rischio di contagio

Per anni è stato al centro dell’attenzione di media e istituzioni, soggetto di numerose campagne di informazione e prevenzione, poi ha iniziato a passare inosservato. Oggi di Hiv si parla poco, ma il pericolo è tutt’altro che superato, anzi, si registrano sempre più casi di Hiv tra i giovani.

I dati parlano chiaro: l’Hiv non è ancora stato sconfitto

Dopo la grande paura vissuta tra gli anni ’80 e ’90, il successo delle terapie anti-Hiv ha avuto purtroppo anche un effetto collaterale: ha diffuso la percezione che il problema fosse risolto, causando un calo d’interesse generale verso la malattia. Non solo la popolazione, ma anche le istituzioni e la comunità scientifica hanno abbassato la guardia, soprattutto dal punto di vista della prevenzione. Da qui, una scarsa consapevolezza, quando non vera e propria ignoranza, dei giovani adulti e dei teenager riguardo all’Hiv. Il risultato? In Italia l’incidenza più alta di nuovi casi è stata osservata tra le persone di età compresa tra 25 e 29 anni, un dato che è rimasto costante negli ultimi 5 anni. Mentre i casi di Hiv sono praticamente stabili sia in Italia che in Europa, tra i giovani calano troppo lentamente, come segnalano il Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l’Unicef. Attualmente, 3 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono sieropositivi, con quasi 700 adolescenti tra i 10 e i 19 anni che diventano sieropositivi ogni giorno. Si prevede che entro il 2030 il numero di nuovi casi di Hiv tra i bambini sarà dimezzato, mentre quello tra gli adolescenti calerà solo del 29%. Secondo l’Unicef questi sono progressi troppo lenti, anche se la ricerca sta andando avanti nel trovare nuove soluzioni per contrastare il contagio. Da qui al 2030 circa 360.000 adolescenti moriranno a causa dell’Aids, se non si investirà maggiormente in programmi di prevenzione, diagnosi e cura dell’Hiv. A peggiorare la situazione si aggiunge una conoscenza molto confusa del virus, una scarsa percezione dei rischi e un’ancora più scarsa propensione a fare il test. In più, si registra uno scarso uso del preservativo, addirittura più del 50% dei giovani dichiara di farne a meno, come segnala la Lega italiana per la lotta con l’aids (Lila). Un dato gravissimo, sapendo che per ogni malattia, l’arma più efficace è sempre la prevenzione.

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La scarsa informazione mette i giovani ancora più a rischio

Sempre la Lila segnala una scarsissima conoscenza dell’Hiv da parte dei giovani. Dubbi e ansie infondate riguardo a contagi attraverso masturbazione, contatti sessuali indiretti e addirittura baci e utilizzo dei bagni pubblici arrivano giornalmente alla loro helpline. La conoscenza si fa ancora più scarsa quando si parla della differenza tra Hiv e Aids. Essere sieropositivi non vuol dire automaticamente essere malati di Aids. Dalla “sieroconversione”, ovvero il momento in cui si risulta positivi al virus dell’Hiv (Human Immunodeficiency Virus) attraverso l’esame del sangue, alla diagnosi di AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) possono passare anni. Ma questo non fa che creare ulteriore confusione in una popolazione di giovani che nessuno (scuola, famiglie, media), si sta preoccupando di informare.

© Domedica s.r.l.

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