Epatite B e C: L’OMS punta ad eradicarle entro il 2030

Le epatiti virali sono processi infettivi che interessano il fegato. Ne esistono diversi tipi che differiscono a seconda della distribuzione e della frequenza dell’infezione, causata da diversi virus. La lotta contro queste malattie interessa tutta la sanità visti gli impressionanti numeri di persone coinvolte. Solo l’epatite B e C contano nel mondo 330 milioni di casi.

In uno studio pubblicato su Lancet Global Health, l’OMS ha stimato che per eradicare queste malattie entro i termini previsti, ovvero il 2030, serviranno 58 miliardi di dollari. I virus B e C sono le forme più letali, e per questo motivo si cerca di dare un canale preferenziale al miglioramento dell’accesso ai trattamenti.

Un quadro generale sull’epatite B e C

L’epatiti B e C si trasmettono attraverso il contatto con sangue infetto o per via sessuale. Possono evolvere in cirrosi e portare all’insorgenza di tumore al fegato.

Per comprendere quanto il problema sia vasto basti pensare che le epatiti B attualmente hanno contagiato 257 milioni di Pazienti.

Di un numero così elevato solo 4,5 milioni hanno ricevuto un trattamento adeguato. Ciò è dovuto anche al fatto che la malattia colpisce soprattutto paesi privi di un adeguato sistema sanitario.

Non bisogna poi dimenticare che l’epatite B e C non sono le uniche varianti del virus. Ne esistono altri tipi che, pur essendo meno pericolosi, rappresentano un rischio reale. Per esempio l’epatite A ha un periodo di incubazione che oscilla tra i 15 giorni ed i 50 (con un decorso solitamente benigno), ma in alcuni casi può essere letale.

Naturalmente risolvere un problema di queste proporzioni comporta sforzi ed investimenti importanti. Si è iniziato dall’incrementare gli investimenti nei servizi sanitari: fino a qualche anno fa sembrava un’impresa impossibile visti i costi eccessivamente elevati.

Tuttavia negli ultimi anni la diagnosi ed il trattamento delle epatiti virali è diventata molto più economica, rendendo estremamente più semplice il tentativo di aumentare la copertura sanitaria universale.

Se da un lato si riuscirebbero a salvare migliaia vite nell’immediato, i benefici non si fermerebbero al presente, in quanto si ridurrebbero sul lungo periodo i costi correlati al trattamento  dei tumori al fegato. Come sempre la prevenzione si rivela la scelta migliore.
In generale arrivano segnali positivi da tutto il mondo: in Asia i trattamenti per le epatiti hanno subito una drastica riduzione dei costi, diventando alla portata di tutti. In Pakistan è stato lanciato un piano di controllo senza precedenti ed in India il governo ha annunciato l’offerta gratuita dei test e dei trattamenti per le epatiti B e C.

Gli obiettivi proposti per il 2030 sono impegnativi ma ad oggi non c’è ragione di credere che non verranno raggiunti.

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