Educazione alla terapia per migliorarne l’efficacia

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’80% dei malati non ospedalizzati soffre di patologie croniche. Come abbiamo già sottolineato in passato, i pazienti in queste condizioni tendono spesso a non aderire alle terapie prescritte dal medico, con conseguenze per la propria salute e ingenti spese per il Sistema Sanitario Nazionale. Per arginare il problema, si stanno studiando metodi per migliorarne la compliance. Il più semplice e uno dei più efficaci è senza dubbio l’educazione alla terapia, ovvero trasmettere al paziente una serie di conoscenze che gli permettano di comprendere e di conseguenza accettare il proprio percorso di cura.

Educare, non imporre

Sempre secondo l’OMS, l’educazione alla terapia dovrebbe permettere al paziente di acquisire le capacità e le competenze in grado di aiutarlo a vivere in maniera ottimale con la sua malattia. In quest’ottica dobbiamo ricordare che sia il quadro epidemiologico che quello demografico mostrano un progressivo invecchiamento della popolazione, parliamo quindi di pazienti spesso anziani, che faticano a comprendere il quadro completo della loro situazione.

Non avendo, giustamente, il background di un medico professionista, i pazienti possono avere la sensazione di ricevere solo divieti e imposizioni, e questo ha conseguenze negative sulla loro compliance al programma terapeutico.

È compito del personale medico e infermieristico informare il paziente riguardo la propria patologia,  la terapia che deve seguire e ai possibili effetti collaterali di questa (uno dei motivi principali di non aderenza alle cure).

Lo scopo dell’educazione alla terapia è quello di rendere l’assistito sempre più indipendente e responsabile attraverso il trasferimento di conoscenze, in modo pianificato e organizzato, dal curante al paziente. 

Le competenze che l’assistito deve essere guidato a maturare riguardano:

  • la comprensione di sé stesso;
  • la comprensione della malattia e del relativo trattamento;
  • le capacità di auto-sorveglianza;
  • le capacità di autocura;

Per fare in modo che il paziente acquisti queste competenze, bisogna tenere conto delle sue caratteristiche specifiche; età e livello culturale, per esempio, sono due variabili che incidono enormemente sull’approccio educativo. Oltre a questo, dato che ogni paziente è unico, bisogna capirne le esigenze e le caratteristiche e agire di conseguenza.

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I Patient Support Program come mezzo di educazione alla terapia

Un utile strumento di educazione alla terapia sono i Patient Support Program, programmi di assistenza ai malati cronici, che mettono al centro i bisogni del paziente con servizi ad hoc. Il personale di Domedica, azienda leader nel campo da oltre 10 anni, pone il dialogo alla base di ogni PSP. Il primo step è sempre comprendere lo stato fisico e mentale del paziente, quali sono le sue esigenze e il suo livello di health literacy. Il dialogo continua anche una volta avviato il programma, con contatti costanti volti a dissipare eventuali dubbi o timori riguardo alla terapia. Il paziente infatti può contare, anche 24 ore su 24, su un servizio di supporto che gli fornisce risposte e consigli pratici. Attraverso visite a domicilio e servizi di telehealth, inoltre, riceve tutte le informazioni di cui ha bisogno per portare avanti in modo consapevole il proprio percorso di cura.

È dimostrato che attraverso l’educazione alla terapia la compliance migliora in maniera esponenziale, adesso non resta che augurarsi che tutto il personale medico e infermieristico si apra sempre di più al dialogo con i propri pazienti.

© Domedica s.r.l.

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