Coronavirus: come cambia la sanitá

Le sfide che l’emergenza di questi giorni ci sta facendo affrontare avranno conseguenze perpetue su diversi aspetti non solo della nostra vita quotidiana nell’immediato, ma soprattutto sul nostro Servizio Sanitario Nazionale. Con l’avvicinarsi della fase 2 ci si inizia a domandare quali scenari si prospettano all’orizzonte e quale futuro ci sarà per la sanità pubblica.

Ormai è chiaro a tutti che anche quando la quarantena causata dal coronavirus sarà finita dovremo continuare a convivere con le sue conseguenze: il rischio di una seconda ondata rimane altissimo e potrebbe vanificare tutti gli sforzi compiuti fino a questo momento.

Ma l’altra grande domanda è se la sanità pubblica sarà in grado di ricominciare ad assicurare le prestazioni allo stesso modo del periodo precedente all’emergenza. Proprio per questo motivo il ministro della Salute Roberto Speranza sta lavorando al dossier insieme ai tecnici del Ministero della Salute per attuare delle misure volte a potenziare il territorio e tornare alla normalità. Di queste si discuterà nei prossimi giorni nel consiglio dei ministri, ed i provvedimenti dovrebbero entrare nel prossimo decreto di aprile. La situazione attuale è insostenibile, poiché di fatto l’attività ordinaria del Sistema Sanitario Nazionale è attualmente sospesa con l’eccezione delle prestazioni e dei ricoveri urgenti. Inoltre si è posto il problema della mobilità dei Pazienti: come curarli senza esporli ai rischi del contagio?

Dall’ospedale alla propria casa

Come ha fatto presente il ministro Roberto Speranza in un’intervista al Sole 24 Ore, le malattie croniche non sono sparite con l’arrivo del covid-19, ma continuano e continueranno ad essere una problematica centrale. Si è cercato di tamponare l’emergenza schierando più risorse per le cure domiciliari dei Pazienti, visto che attualmente i due terzi di loro sono a casa. Sono state rafforzate le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), che in un futuro prossimo lavoreranno stabilmente per portare le cure ai Pazienti contagiati a casa. Si sta valutando di inserire in queste unità anche infermieri e operatori socio-sanitari.

Per rimettere a pieno regime tutte le prestazioni ordinarie necessarie per non aggravare le condizioni dei Pazienti cronici, si potenzieranno gli strumenti per medici e infermieri di famiglia per poter assisterli direttamente a casa. La rete ospedaliera inizia insomma a spostarsi verso casa, mettendo in luce tutti i suoi benefici.

Un passaggio nato inizialmente per coprire i Pazienti dal rischio di un eventuale contagio, ma che dimostra il vantaggio delle cure domiciliari e da remoto al punto queste modifiche potrebbero non essere transitorie, visti i vantaggi logistici che evitano eviterebbero il sovraffollamento degli ospedali.

© Domedica s.r.l. 

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