Come sarà la sanità dopo il Covid

Tra le diverse incertezze che ci hanno accompagnati negli ultimi mesi c’è almeno una cosa sicura: il nostro sistema sanitario, come del resto quello di tantissimi altri paesi, era impreparato a far fronte ad un’epidemia di questa portata ed è andato seriamente in debito d’ossigeno.

Questa esperienza ha attirato l’attenzione sulla necessità di sviluppare un sistema sanitario che possa combattere efficacemente le future emergenze. In questo senso la pandemia potrebbe rappresentare un’opportunità per aprire un nuovo corso.

L’esperienza del lockdown

Da quando la pandemia di Covid-19 ha colpito tutto il mondo, i professionisti sanitari hanno dovuto trovare nuovi modi per stare vicini ai pazienti riducendo al minimo i rischi. Le soluzioni tecnologiche sono state la risorsa principale: oltre il 50% dei medici di famiglia ha lavorato da remoto in lockdown e più della metà delle strutture sanitarie del Paese ha deciso di utilizzare lo smart-working per i propri dipendenti. Una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano a questo proposito ha parlato di una vera e propria rivoluzione “Connected Care”. In questo modo è emerso un problema più generale, ovvero perché i nostri sistemi sanitari siano dominati dal paradigma ospedaliero. 

Durante i mesi più  duri  medici di medicina generale sono stati i più convinti dell’upgrade tecnologico. Già il 56% di loro utilizzava la messaggistica istantanea per comunicare con i pazienti, ed in futuro il 69% vorrebbe continuare a usare piattaforme di videoconferenza per le visite. La telemedicina è stata dunque impiegata ma, soprattutto nella sanità pubblica, si è palesata l’esigenza di potenziare questi strumenti (connessioni, computer etc).

A questo proposito la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) ha condotto uno studio  su un campione di 740 dottori e ne è emerso che non tutti possiedono i mezzi adeguati. Solo il 47% aveva accesso a una Vpn (connessione di rete sicura) e il 27% a strumenti per call-conference. Secondo la loro visione, il 30% delle visite a malati cronici e il 29% ad altri tipi di pazienti sarebbe facilmente trasportabile alle televisite. Nel caso degli specialisti si scende invece a 24% e 18%.

Anche chi non li aveva mai utilizzati (56% medici di famiglia, 37% specialisti) dichiara di essersi convertito. 

I progressi nella costruzione di macchinari innovativi hanno fatto in modo di spostare la lotta al Covid-19 verso il futuro. L’high-tech si è messo sin da subito al servizio della scienza e fino ad ora sono stati numerosi i prodotti all’avanguardia ideati contro il virus.

L’evoluzione necessaria della sanità dopo il Covid

Fin dalla sua istituzione nel 1978, i pilastri su cui il sistema sanitario italiano si fonda sono l’universalità, l’uguaglianza e l’equità, e cioè l’estensione delle prestazioni sanitarie a tutta la popolazione, senza nessuna distinzione di condizioni individuali, sociali ed economiche, e la parità di accesso rispetto a uguali bisogni di salute. Si tratta di princìpi invidiati da molti Paesi nel mondo, e che rappresentano elementi preziosi per il cittadino, ma è sotto gli occhi di tutti che per continuare a garantire questi standard la tecnologia sarà fondamentale, e non è ancora chiaro quale sarà la strada.

Ne è stata un esempio l’app “Immuni”, arrivata con qualche settimana di ritardo e scaricata da 2 milioni di italiani nel solo periodo di prova. Il dibattito è ancora acceso sul loro utilizzo: nonostante il grande successo avuto in Corea del Sud per un’applicazione simile, preoccupa la sfida che questo tipo di esposizione rappresenta per la privacy del cittadino. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, promotrice della tecnologia al fianco della scienza, si è mostrata dubbiosa a causa delle difficoltà di accesso allo strumento da parte di tutti e anche dei possibili consigli medici erronei in cui l’utente potrebbe incorrere.

Insomma il virus ha dato una spinta per quella che da anni era ormai una necessità per il mondo della salute. Se questa lezione verrà interiorizzata dipenderà solo dagli investimenti futuri e dall’impegno di ognuno dei protagonisti. Il fatto che la finestra di opportunità resterà aperta ancora per parecchi mesi non significa che il mutamento del baricentro della politica sanitaria sarà agevole: sarà difficilissimo, come del resto tutti i cambiamenti, ma è un’opportunità irripetibile.

Domedica ®

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