Come cambierà il SSN dopo il Covid

È ormai trascorso più di un anno dall’inizio della pandemia e quando quest’ultima sarà finalmente superata, si dovrà necessariamente pensare ad una seria riforma della sanità. Dopo oltre 40 anni, il nostro Ssn merita interventi più sostanziali, viste le debolezze messe in luce dal Covid ma non solo.

Le principali criticità del SSN italiano

Scarsi investimenti nell’assistenza territoriale, anni di tagli, politiche troppo spesso miopi e limitate e ritardi sulla telemedicina hanno fatto sentire tutto il loro peso. I risultati negativi non sono stati poi una così grande sorpresa se si considera che l’istituzione del Sistema sanitario nazionale italiano risale al 1978, ed in oltre 40 anni non ha visto riforme strutturali, eccezion fatta per la riforma del 92’-93’.

Nonostante i tagli ingiustificati, il Ssn ha dimostrato nel periodo più buio di essere una risorsa essenziale per il benessere e la sopravvivenza degli italiani, anche con gli evidenti limiti dovuti al parco tecnologico ospedaliero spesso obsoleto ed un’organizzazione rivedibile. Dopo quello che abbiamo vissuto in quest’ultimo anno è imperativo programmare una ripartenza che dia più importanza all’assistenza sia in ospedale che sul territorio, alla ricerca e all’innovazione.

Una delle principali criticità riguarda le forme attraverso cui viene erogata l’assistenza. Il nostro Ssn ha una struttura ospedalocentrica, dove ospedale e territorio vengono visti come due entità distinte e a volte persino contrapposte, dimenticandosi che sono attori che fanno parte dello stesso sistema. Sarà fondamentale procedere ad una maggiore integrazione e sinergia.

Bisogna anche ripensare il tema della formazione. Ad oggi uno dei nodi è che la medicina generale non è riconosciuta tra le specializzazioni post-laurea, per cui intraprendere quel percorso spesso è visto come una scelta di ripiego: la medicina generale è ancora troppo poco inserita nel sistema complessivo. Una possibile soluzione potrebbe essere quella del riconoscimento della specializzazione in medicina generale, per dare così importanza alle figure che intraprendono quel percorso.

Altro punto fondamentale è quello del personale. L’età dei medici è troppo alta, con un picco di età media di 55 anni nei medici ospedalieri. Oltre a causare inevitabili problemi di turn over generazionale, questa situazione rischia di abbassare il livello di competenza: se troppi medici vanno in pensione nello stesso momento per essere rimpiazzati da nuovi specializzandi, le competenze non saranno le stesse.

Il futuro della telemedicina

Una riforma della sanità che guarda al futuro non può non toccare il tema della tecnologia, che  ha fatto passi da gigante in termini di trasferimento dati, migliorando sempre più la qualità della tradizionale telemedicina, legata all’invio ed analisi dei dati del Paziente. Inoltre in un momento di grave crisi economica bisogna essere consapevoli che l’innovazione digitale, anche nel campo dell’assistenza sanitaria, è una sfida che non si può perdere.

La medicina del domani dovrà necessariamente sfruttare le opportunità tecnologiche oggi disponibili che possono coadiuvare i medici sia nell’erogazione di cure che nel monitoraggio delle condizioni cliniche del paziente. Non è solo una questione di ‘comodità’ per il Paziente e di code evitate: nella medicina digitale c’è anche il potenziale di un salto di qualità nell’assistenza personalizzata. Significa che per le cosiddette prestazioni a bassa complessità, come il controllo della pressione o dei valori ematochimici, i consulti sugli esiti degli esami o le prescrizioni sull’utilizzo di farmaci,si potrà ricorrere ad un semplice consulto tramite smartphone. 

Un’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con il Centro Studi della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ha rivelato che il 90% dei medici auspica soluzioni digitali per favorire la comunicazione tra professionisti nell’area delle cure primarie. Non sono dunque solo i Pazienti ad auspicare la trasformazione. Abbiamo dunque l’opportunità di apportare riforme fondamentali alla nostra sanità, e i prossimi mesi ci diranno se l’avremo colta.



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