Caregiver: l’Italia è indietro rispetto all’Europa

A differenza del nostro paese, dove il caregiver fatica ancora a farsi riconoscere a livello legislativo, in Europa è una componente imprescindibile del sistema di welfare in tantissimi paesi, a dimostrazione che anche l’Italia può raggiungere quest’obiettivo.

Valutare i bisogni dei caregiver

In totale si contano 100 milioni di caregiver in Europa, di cui i 2/3 sono donne, per un valore economico percentuale sui costi complessivi dell’offerta formale di cura a lungo termine che negli Stati UE varia dal 50% al 90%.

L’80% dell’attività di cura complessivamente prestata nell’Unione Europea a persone non autosufficienti è fornita da parenti e amici. Questo numero indica che anche nei Paesi con un sistema sviluppato di servizi di assistenza sanitaria, i caregiver sono mediamente il doppio degli operatori del sistema socio-sanitario. Uno dei problemi che tutti si sono ritrovati ad affrontare riguarda l’identificazione dei caregiver familiari. In altre parole: come è possibile stabilire se una persona possa essere effettivamente considerata un caregiver? Ogni paese ha trovato una soluzione differente. Alcuni hanno creato un sistema per inquadrare i caregiver nel sistema socio-sanitario, mentre altri fanno riferimento ai medici di base che individuano la persona che sarà beneficiaria delle cure e che dunque ha la necessità di avere un caregiver che si prenda cura di lei.

Caregiver: l’Italia è indietro rispetto all’Europa

Differenze tra paesi

Inghilterra, Malta e Svezia hanno definito un sistema per valutare i bisogni del caregiver.

In Inghilterra è stato riconosciuto al familiare che assiste il diritto alla valutazione della propria condizione di bisogno esistenziale attraverso il Carers Recognition and Service Act addirittura nel 1995, e poi con il Carers and disabled children act nel 2000, andando a configurare così un diritto soggettivo autonomo. In particolare il governo ha stabilito delle priorità:

– Coinvolgerli fin dall’inizio ed in maniera diretta nell’ideazione dei piani di cura individualizzati.

– Facilitare a riconoscerli in quanto tali in una fase precoce.

– Aiutarli a rimanere in salute sia fisicamente che mentalmente.

– Agevolarli nel raggiungimento del loro pieno potenziale educativo ed occupazionale.

Tutti questi punti hanno una cosa in comune, la prevenzione. Formare dei caregiver preparati avrà un impatto benefico sulla società e su tutto il sistema sanitario. Ma l’Inghilterra non è l’unico esempio virtuoso.

Caregiver: l’Italia è indietro rispetto all’Europa

In Francia le persone che interrompono la propria carriera lavorativa per diventare caregiver per un periodo di almeno 30 mesi possono ottenere la pensione piena a 65 anni, e le attività svolte come caregiver saranno assimilate all’impiego ai fini contributivi. Un altro caso interessante è quello della Svezia, che sostiene i caregiver anche dal punto di vista psicologico, attraverso una serie di progetti che coinvolgono enti pubblici, privati e comunità familiari. Oltre al supporto psicologico, vengono offerti formazione, consulenze e sportelli d’ascolto. Viene inoltre prevista la possibilità di essere sostituiti per alcuni giorni per alleggerire il carico di lavoro.

Anche Spagna, Romania, Grecia e Polonia possono contare su specifiche tutele per i caregiver familiari, mentre in Danimarca esiste un sistema di assistenza continuativa a lungo termine finanziato dallo Stato e dunque il ricorso ai caregiver familiari è moderato (nonostante un forte sostegno agli stessi). Esistono anche casi più estremi come l’Estonia, dove la costituzione sancisce un vero e proprio dovere dei figli di prendersi cura dei genitori non più autosufficienti.

Dunque è chiaro che di esempi o modelli da seguire ne esistano praticamente infiniti, bisogna solamente capire quale meglio si adatti alle esigenze del nostro paese. Stiamo vivendo un momento storico che vedrà il nostro SSN sottoposto a riforme drastiche per poter sopravvivere. Magari anche la difficile posizione dei caregiver beneficerà di questo riassestamento.

© Domedica s.r.l. 

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