Approvata la prima pillola digitale: avverte il medico se non viene assunta

L’aderenza alla terapia fa un passo avanti che potrebbe rivelarsi da gigante: la Food And Drug Administration (FDA) ha dato il via libera per la prima volta ad una pillola digitale, che attraverso un sensore ed un app fa sapere ai medici curanti se è stato effettivamente assunto. E’ nata l’era dei “farmaci smart”?

Come funziona la pillola digitale

Il sensore interno alla pastiglia, composto da rame, magnesio e silicio (sostanze digeribili e non tossiche) viene trasformato dai succhi gastrici ed emette un segnale elettrico che comunica con un cerotto a batteria indossato dal paziente. Il segnale viene trasmesso via bluetooth ad un app per smartphone, a disposizione del medico e delle persone che il paziente deciderà di abilitare.  Attraverso l’app vengono registrate in un database data e ora di assunzione della compressa; il paziente inoltre può annotare il suo stato emotivo e altri dettagli, come le ore di sonno dormite, che possono aiutare il medico a valutare l’andamento della terapia.

La prima pillola digitale messa in commercio sarà usata nel trattamento della schizofrenia, dei disturbi depressivi e dei disordini bipolari, ma è ovvio immaginare che in futuro verrà sperimentata su tipologie di farmaci associati al problema dell’aderenza alla terapia: in particolare medicinali per malati cronici e anziani.

La questione “Grande Fratello”

Se lo stato di salute del paziente può essere monitorato da persone esterne, cosa succederebbe se le aziende o le assicurazioni potessero accedere a questo tipo di informazioni? Se le assicurazioni sanitarie, per fare un esempio futuribile, cominciassero ad incentivare l’utilizzo di pillole digitali, proponendo sconti sui pagamenti o tariffe agevolate in caso di adesione a una terapia digitale, non si rischierebbe di cadere in un meccanismo indirettamente coercitivo anziché volontario? Ecco il grande interrogativo mosso da studiosi, giornalisti del settore e medici, tanto che Jeffrey Lieberman, psichiatra della Columbia University, in un’intervista al New York Times lo ha definito un potenziale “Effetto Grande Fratello”. In questo senso va fatto però notare che il sistema è stato progettato per mantenere i dati del tutto privati: l’informazione resta all’interno del corpo del paziente e viene trasmessa unicamente al cerotto, che provvede alla criptazione prima di inviare i dati al telefono. Il paziente può inoltre in qualunque momento escludere chi vuole dai contatti della sua app, rimanendo così in controllo della propria privacy.

Aderenza e terapie orali: una piccola rivoluzione

L’innovazione alla base della pillola digitale risponde in primis all’esigenza di ridurre i costi legati alla mancata aderenza alla terapia, ovvero ad una non assunzione/non corretta assunzione di farmaci. Negli Stati Uniti infatti, si stima un incremento della spesa sanitaria di circa 105 miliardi di dollari a causa di disattenzione o negligenza da parte dei pazienti che non seguono le prescrizioni. Ma il problema dell’aderenza della terapia è prima di tutto un problema per il paziente. Abbiamo visto in un precedente articolo come l’avvento delle terapie orali, soprattutto nelle terapie legate a malati cronici, a causa della semplificazione della terapia possono avere un effetto collaterale: i pazienti abituati ad un rapporto quotidiano con assistenti sanitari e caregiver si ritrovano da un giorno all’altro con un numero estremamente minore di persone con cui relazionarsi, percependo così un vuoto assistenziale che potrebbe avere ricadute negative sull’umore e sull’aderenza. Tutto questo viene superato dalla pillola digitale, prodotto in linea con “l’uomo digitale” che si relaziona agli altri anche e soprattutto tramite app: il paziente, attraverso il suo smartphone, è spinto a condividere con medico e caregiver quante più informazioni vorrà, aiutandosi così da solo a mettersi al centro di una rete di supporto.

© Domedica s.r.l.

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