11 anni fa la legge sul dolore. Cos’è cambiato?

Tra poche settimane, il 15 marzo precisamente, la legge 38, ovvero la legge sul dolore, compirà 11 anni. Al momento della sua approvazione si trattava di una legge che poneva l’italia all’avanguardia in Europa dal punto di vista normativo, ma oggi non è ancora conosciuta e applicata in modo adeguato. La legge soffre una carenza di conoscenza sui contenuti e sull’esistenza dei presidi volti a ridurre e controllare il dolore. I medici, gli infermieri e i fisioterapisti informano poco i Pazienti sui diritti che derivano dalla legge e sui servizi di cui potrebbero beneficiare.

Cosa prevede la legge

La legge sul dolore prevede il diritto a non soffrire, ovvero ad usufruire di cure palliative e terapia del dolore, a favore di chi è affetto da patologie incurabili o che causano un dolore insostenibile. Le cure palliative sono interventi terapeutici e assistenziali che servono a  dare sollievo dal dolore, pur non essendo capaci di fermare il progredire inarrestabile della malattia, e sono rivolti al Paziente ed alla sua famiglia. 

Queste cure o terapie possono essere somministrate negli ospedali, attraverso l’assistenza domiciliare o a volte anche in strutture convenzionate o in  centri d’eccellenza. Il dolore cronico è infatti una patologia che può essere curata, ed una diagnosi specifica conduce a una cura personalizzata. 

La legge prevede innanzitutto la rilevazione del dolore all’interno della cartella clinica, dove saranno indicate le caratteristiche del dolore e della sua evoluzione, oltre ai farmaci utilizzati e il risultato conseguito con la terapia.

Il malato ha diritto a ricevere assistenza e cure sia su base regionale che sul territorio nazionale. Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore assicurano un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia.Inoltre viene prevista la prescrizione di farmaci particolari durante la terapia. 

Se si decide di sottoporsi alle cure palliative o alla terapia del dolore, la prima cosa da fare è consultare il proprio medico di base. Sarà lui ad indirizzare il Paziente verso il centro di terapia più vicino, dovei troverà medici specializzati in grado di trattare al meglio la sua patologia e il dolore. È importante sottolineare che chi sceglie di sottoporsi alla terapia del dolore e alle cure palliative deve essere adeguatamente informato sulla diagnosi e sui trattamenti terapeutici.

Il ruolo cruciale dell’informazione

Ci troviamo di fronte al paradosso di un diritto non garantito perchè poco conosciuto. Tiziana Nicoletti, del coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici e Rari di Cittadinanzattiva, ha dichiarato che “Risulta evidente una carenza di informazione tra medico e Paziente, per questo è fondamentale che si rafforzi la formazione in primis dei medici, che poi hanno il dovere di trasferire le informazioni ai loro Pazienti”.

In effetti un’indagine della Fimmg  (Federazione italiana medici di medicina generale) aveva rilevato che solo il 15% dei medici conosce approfonditamente la legge sul dolore, e due italiani su tre la ignorano completamente. Di conseguenza l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore a livello nazionale è tutt’altro che uniforme. Si evidenzia anche un ritardo nella formazione degli operatori sanitari ed emerge ancora poca attenzione alla registrazione del dolore e del relativo trattamento.

Questa mancanza di conoscenze e formazione potrebbe essere colmata semplicemente applicando la legge e attivando specifiche campagne informative e di sensibilizzazione, nonché procedendo a sensibilizzare gli operatori.  

Occorre cambiare strategia, soprattutto in un momento sì delicato per il nostro Sistema Sanitario Nazionale, ma che offre anche l’opportunità di ripensare determinati schemi.

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