10 miliardi di euro l’anno per il diabete, ma manca la prevenzione

Negli ultimi anni il numero di diabetici in Italia è rimasto stabile, contando circa 4 milioni di Pazienti. Tuttavia la malattia non solo continua ad avere un costo sempre più elevato per il Sistema Sanitario Nazionale (adesso si aggira intorno ai 10 miliardi di euro l’anno, circa il 10% del fondo sanitario nazionale), ma presenta a livello di prevenzione e strategia ancora moltissime lacune. La stima della spesa proviene dal rapporto Arno diabete, ma secondo gli esperti è una stima per difetto.

Le conseguenze della scarsa aderenza alla terapia

Sicuramente il problema principale continua ad essere la scarsa aderenza alla terapia, soprattutto nei pazienti diabetici di tipo 1. Il risultato di questa situazione non è solo un aumento dei costi, ma rappresenta un rischio concreto per la vita dei Pazienti, determinando complicazioni, scarsa fiducia nel medico, ulteriori terapie e ricoveri. 

I dati che emergono dal monitoraggio dell’aderenza alla terapia effettuato in 5500 farmacie durante la giornata dedicata alla cura del diabete nel 2019, sono preoccupanti: il 25% dei Pazienti non segue affatto la terapia, mentre un ulteriore 38% la segue in maniera discontinua. Ciò significa che il 63% dei pazienti diabetici non rispetta correttamente la terapia prescritta dal medico. 

Una così diffusa scarsa attenzione non può essere casuale considerando la gravità della loro condizione.

Il naturale riflesso di questo scenario è che le prescrizioni di farmaci per le persone diabetiche sono più del doppio della popolazione senza diabete, ma i problemi non finiscono qui.

Statisticamente le persone con diabete vengono ricoverate il doppio delle volte rispetto ai Pazienti non diabetici, e la loro permanenza media in ospedale durante è più lunga.

Quanto ai farmaci anti-diabetici utilizzati, dal rapporto emerge che solo il 25% dei pazienti viene trattato con quelli più moderni, mentre il 30% continua ad assumere farmaci attualmente considerate di terza-quarta fascia dalle linee guida correnti.

I nuovi farmaci, avvertono i diabetologi, possono essere prescritti ancora solo dagli specialisti e questo impedisce l’accesso all’innovazione a quei pazienti che non fanno mai riferimento ai centri diabetologici.

Inoltre preoccupa il fatto che quasi 1 diabetico su 4 non faccia nel corso dell’anno nemmeno un esame del sangue per valutare parametri di laboratorio essenziali nel monitoraggio della malattia, e che 1 su 3 non effettui alcuna visita specialistica.

Il valore della prevenzione

Ancora una volta la chiave di volta sembra essere quella di una maggiore integrazione del paziente nel percorso di cura, unitamente ad una crescente consapevolezza sulla propria patologia, Ma anche in questo caso lo Stato latita.  

Secondo Tonino Aceti, coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva-Tdm, “c’è ancora molto da fare per la piena e concreta attuazione dei diritti delle persone con diabete . Sono troppe e insopportabili le disuguaglianze regionali nell’accesso ai servizi e alle vere innovazioni tecnologiche”.

Troppo spesso i pazienti sono abbandonati a loro stessi e devono imparare da soli a gestire la malattia, al punto che solamente il 20% di loro si è visto garantito il corso sulla gestione della malattia.

Altro aspetto allarmante e la gestione dei bambini diabetici: spesso sono proprio i più piccoli e vulnerabili ad incontrare difficoltà nei servizi sanitari e molto spesso, come naturale conseguenza, anche nella vita scolastica. il 15% di loro è curato in centri per adulti, mentre gran parte dei genitori lamentano che il servizio delle mense scolastiche non sia adeguato alle loro esigenze. Quasi assente il sostegno psicologico. 

Ma se nelle nostre scuole continuano a mancare i corsi per la promozione dell’attività fisica e di stile di vita corretti, come possiamo parlare di prevenzione?

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