Osservasalute 2017: tra Nord e Sud il divario è enorme

Osservasalute Report - National Health Report

In Italia lo stato di salute della popolazione è tra i migliori in Europa, ma solo dove la prevenzione funziona, ovvero nelle regioni settentrionali. Al Sud, invece, la situazione è opposta. A fare un quadro della situazione, come ogni, anno è il Rapporto Osservasalute 2017. Qui la sintesi del rapporto.

Osservasalute 2017: il sud in grande difficoltà

Là dove il servizio sanitario funziona al meglio, stando al rapporto: “la salute degli italiani è più al sicuro, con meno morti per tumori e malattie croniche come il diabete e l’ipertensione (diminuiti del 20% in 12 anni i tassi di mortalità precoce per queste cause)”. In Italia inoltre “il tasso di mortalità precoce (nda: la cui causa principale sono le malattie croniche) è diminuito di circa il 20% negli ultimi 12 anni, passando da un valore di circa 290 a circa 230 per 10.000 persone”.

Il decennio appena trascorso ha però confermato una situazione da tempo nota: il profondo divario fra Nord e Sud sia nelle dimensioni della performance indagate che nella qualità della spesa pubblica e, nello specifico, di quella sanitaria. Un’analisi su più parametri ha permesso di delineare il quadro della performance dei Ssr dal 2008 al 2015. La proiezione delle Regioni sul piano delinea quattro gruppi di regioni: quelle a bassa performance (Campania, Sardegna, Sicilia in miglioramento, Calabria e Puglia) quelle a media performance (Basilicata in miglioramento, Molise in peggioramento, Abruzzo e Lazio), quelle con buona performance e alta spesa (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Piemonte e Liguria in peggioramento) e quelle ad alta performance (Umbria in peggioramento, Marche, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia).

Il divario nella lotta ai tumori e alle malattie croniche

Dati alla mano, si muore meno soprattutto al Nord, mentre al Sud la situazione è purtroppo opposta: il tasso di mortalità per tumore e malattie croniche (che sono la principale causa di morte nel mondo) è infatti maggiore di percentuali che possono superare il 25%. “La situazione più grave è in Campania dove – afferma Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane – si registra un +28% di mortalità per tali malattie rispetto alla media nazionale del 2,3%; in Sicilia la mortalità è del +10%, in Sardegna è del +7% ed in Calabria è del +4,7%. Eccezione è la Puglia dove, invece, il tasso di mortalità è nella media nazionale”.

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L’incremento della spesa privata

Sempre secondo l’Osservasalute 2017, nel decennio 2005-2015 si è osservato un netto incremento della spesa privata (+23,2%, da 477,3 euro pro capite a 588,1), soprattutto nelle regioni del Nord, che hanno alti livelli di spesa pubblica pro capite, buoni livelli di erogazione dei LEA e quote basse di persone che rinunciano alle cure.

“Tale evidenza può essere interpretata – sottolinea Alessandro Solipaca – come il risultato di scelte individuali di cittadini che, avendo la possibilità economica, preferiscono rivolgersi al settore privato, ottenendo un servizio più tempestivo o di migliore qualità. D’altra parte non va dimenticato che spesso la compartecipazione alla spesa richiesta dal settore pubblico e confrontabile con la tariffa del privato”.

Nella classifica delle regioni con spesa privata pro capite più alta c’è la Lombardia (608 euro), seguono le altre regioni del nord, mentre il fanalino di coda è la Sicilia (245 euro).  Ma se nel Meridione i consumi out of pocket delle famiglie sono bassi, la quota di persone che dichiara di non aver soldi per pagarsi le cure è elevata: si tratta del 20%, quattro volte la percentuale osservata nelle regioni settentrionali.

Priorità alla prevenzione

Secondo Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane (Università Cattolica di Roma)  e presidente dell’Iss, è “auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo Sanitario Nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni, ma sui reali bisogni di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle regioni del Mezzogiorno, come ampiamente evidenziato nel nuovo Rapporto Osservasalute”. A partire dalla prevenzione, “perché i dati indicano chiaramente che laddove queste azioni sono state incisive i risultati sono evidenti, come testimonia la diminuzione dell’incidenza di alcuni tumori”. C’è bisogno di prevenzione anche negli stili di vita, dato che dal rapporto si legge che in Italia:

  • aumentano gli obesi e non diminuiscono i fumatori
  • cresce il consumo di alcolici
  • aumenta di percentuali minime e non bastanti l’attitudine al movimento fisico e allo sport

E’ una frase scontata ma mai abbastanza applicata: prevenire è meglio che curare.

© Domedica s.r.l.

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