Malattia di Fabry: la nuova terapia orale migliora la qualità della vita

Malattia di Fabry - fabry disease

Cos’è la Malattia di Fabry?

La malattia di Fabry è una grave malattia ereditaria rara caratterizzata dall’accumulo nei lisosomi, organuli cellulari che si occupano della degradazione di varie molecole, di un particolare gruppo di zuccheri: gli sfingolipidi.

E’ causata da mutazioni del gene alfa-GAL A. A seguito delle mutazioni, l’enzima manca o funziona male. Il gene è localizzato sul cromosoma X e la modalità di trasmissione è recessiva legata all’X: i maschi presentano la forma più grave della patologia dato che hanno un solo cromosoma X, mentre le femmine, che possiedono due X (uno dei quali senza alterazioni) hanno in genere sintomi più leggeri. La malattia, comunque, può presentarsi con sintomatologie ed evoluzione clinica molto differente, anche all’interno della stessa famiglia.

Si manifesta tipicamente durante l’infanzia con i seguenti sintomi:

  • febbre
  • stanchezza
  • sensazioni dolorose alle estremità degli arti
  • comparsa sulla pelle di macchie rossastre
  • sudorazione ridotta
  • opacità della cornea

Nel corso della vita la malattia compromette e colpisce diversi organi: sistema nervoso, reni, cuore, vasi sanguigni.  Nei casi più gravi si verificano insufficienza renale, infarto, ictus.

L’incidenza annuale in Italia è di circa 1/80.000 persone, ma la prevalenza è leggermente sottostimata perché non considera le varianti a esordio tardivo.

Come si trasmette?

Essendo legata al cromosoma X, la malattia di Fabry si trasmette in modo diverso per gli uomini e le donne.

Un uomo trasmette il cromosoma X alle figlie e il cromosoma Y ai figli. Un padre che ne è affetto quindi:

  • trasmetterà il gene alfa-GAL difettoso sul suo cromosoma X a tutte le figlie
  • non trasmetterà il cromosoma X affetto ai figli maschi

Una donna trasmette uno dei suoi cromosomi X ai figli o alle figlie. Se è affetta dalla Malattia di Fabry, tipicamente solo uno dei suoi due cromosomi X presenterà un gene alfa-GAL difettoso. Ciò significa che vi sono:

  • 50% di possibilità che trasmetta il cromosoma affetto ai figli o alle figlie
Malattia di Fabry - Fabry Disease

Il problema della diagnosi tardiva

È importante che la malattia di Fabry venga diagnosticata il più precocemente possibile, dato che progredisce nel corso del tempo portando danni irreversibili agli organi. Purtroppo, la diagnosi può risultare difficile per diverse ragioni:

  • Essendo una malattia ereditaria rara, molti medici potrebbero non prenderla inizialmente in considerazione
  • Molti sintomi possono essere facilmente attribuibili a patologie più comuni
  • Interessa tipicamente diversi organi che spesso sono trattati da diversi operatori sanitari, in questo modo è più complicato riconoscere che i sintomi sono in realtà legati a una singola causa
  • Vi è un’ampia varietà di esami da eseguire per confermare la malattia

Il dosaggio enzimatico è il primo passo per una diagnosi, quantomeno nel soggetto maschio, che viene dopo tipicamente confermata a livello genetico. Nelle femmine eterozigoti il dosaggio enzimatico non è invece conclusivo, ed è assolutamente necessario il test genetico.

romuovere la conoscenza della malattia è dunque fondamentale per una diagnosi precoce. Segnaliamo a questo proposito #ViverelaFabry,  un progetto di comunicazione realizzato dall’Osservatorio Malattie Rare.

Le terapie

Ad oggi sono disponibili due tipologie di terapie:

  • la terapia enzimatica sostitutiva, che viene effettuata mediante infusione endovenosa ogni 15 giorni
  • la terapia orale chaperonica, efficace sui pazienti che presentano alcune particolari mutazioni genetiche definite “suscettibili”

Andrea Benso, specialista in endocrinologia e malattie del Ricambio della SCDU Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo, ci spiega le differenze principali: “Si tratta di terapie che hanno un funzionamento diverso. La terapia enzimatica sostitutiva endovenosa permette di infondere direttamente l’enzima mancante, con una copertura di 15 giorni. Infatti, l’infusione deve essere ripetuta ogni 2 settimane e, in linea teorica, deve essere proseguita per tutta la vita. La terapia orale chaperonica invece, sfruttando un meccanismo d’azione molto innovativo, è in grado di ripristinare l’attività enzimatica in quei casi in cui risulti compromessa, ma che presentino mutazioni suscettibili. Anche in questo caso, la terapia va seguita per tutta la vita”.

E’ possibile che in futuro venga sviluppata anche una terapia genica per questa malattia.

Gli indubbi vantaggi della terapia orale

Convivere con la necessità di fare ogni 15 giorni un’infusione endovenosa in ospedale o a domicilio tramite Patient Support Programs, ha, ovviamente, un forte impatto sulla qualità della vita, con inevitabili ricadute psicologiche: l’idea di dover seguire una terapia per tutto il resto della vita, del resto, non è facile da accettare. Ecco perché sono sempre più frequenti programmi di supporto psicologico ed emotivo ai pazienti, anche in remoto.

Rispetto alle infusioni, la nuova terapia orale ha degli indubbi benefici sulla qualità della vita: si tratta di una semplice compressa che si assume a giorni alterni, lontano dai pasti. Non incide quindi in nessun modo su lavoro, viaggi, scuola… vita in generale. Esistono però anche alcune controindicazioni:

  • i pazienti possono arrivare nel tempo a sottostimare la malattia. E’ invece importante sottolineare che la terapia non rende meno grave la malattia: è fondamentale seguire correttamente la terapia, facendo attenzione ad assumerla con regolarità lontano dai pasti
  • i pazienti possono sentirsi trascurati. Abituati ad un rapporto continuo e attento con il personale sanitario, potrebbero avvertire un senso di abbandono isolamento, con ricadute sull’aderenza alla terapia. Questo è un problema comune a tutte le nuove terapie orali

In conclusione: la nuova terapia orale è senz’altro un passo avanti enorme per la qualità della vita dei pazienti, basta solo fare attenzione a seguire con cura e supportare il paziente nel passaggio da una terapia all’altra.

© Domedica s.r.l.

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