Leucemia Linfatica Cronica: verso terapie sempre più personalizzate

Chronic Lymphocytic Leukemia

La leucemia linfatica cronica è la più frequente forma leucemica del mondo occidentale ed è considerata inguaribile. Grazie a nuove scoperte però l’aspettativa e la qualità della vita dei pazienti cresce enormemente.

Cos’è la Leucemia Linfatica Cronica

Le leucemie si distinguono in:

  • forme acute, che esordiscono in modo brusco con un quadro clinico sempre piuttosto grave
  • forme croniche, come la LLC, che hanno invece un inizio più lento e un andamento indolente

La leucemia linfatica cronica si origina quando i linfociti B, fra le cellule che compongono il nostro sistema immunitario, iniziano a duplicarsi in modo incontrollato.

La malattia si origina quando i linfociti B, fra le cellule che compongono il nostro sistema immunitario, iniziano a duplicarsi in modo incontrollato. Questi linfociti prodotti in eccesso  si accumulano nel sangue, nei linfonodi e nella milza.

Le cause alla base della malattia non sono conosciute e, a differenza di altre forme di leucemia, non è neanche stabilita una relazione diretta tra radiazioni ionizzanti e l’insorgenza della LLC. E’ possibile l’esistenza di una predisposizione familiare poiché tra i familiari dei pazienti sono state riscontrate altre patologie di tipo linfoproliferativo, compresa la stessa LLC.

Si tratta spesso di una malattia asintomatica che non necessita di terapia e accompagna il paziente per il resto della vita.

In Italia ogni anno ci sono circa 5-7 nuovi casi ogni 100 mila abitanti.  L’incidenza nei paesi occidentali è stimata in 5 casi per 100.000 persone l’anno. Nei paesi orientali la malattia è molto rara e questo rafforza l’ipotesi di una trasmissione genetica ereditaria. La malattia è tipica dell’età più avanzata: il 40% delle diagnosi effettuate oltre i 75 anni solo il 15% entro i 50 anni. L’età media alla diagnosi è di circa 70 anni, con una leggera prevalenza degli uomini rispetto alle donne.

La sopravvivenza media dei malati di leucemia linfatica cronica supera i 10 anni dalla diagnosi.

Quali sono i sintomi?

Essendo una malattia spesso asintomatica, nella maggior parte dei casi la diagnosi avviene in persone che stanno apparentemente bene, in occasione di esami del sangue eseguiti per un controllo periodico o per altri problemi di salute non apparentemente legati alla Leucemia Linfatica Cronica. Ad ogni modo l’incremento del valore dei globuli bianchi è la causa più frequente per la quale viene consultato il medico. In altri casi il medico viene consultato perché viene percepito un aumento del volume dei linfonodi della milza. In casi rari, ed in particolare nelle persone con malattia avanzata, il motivo per cui viene consultato il medico è la presenza di un’anemia, con pallore e stanchezza, oppure, una maggiore tendenza a sviluppare emorragie, a causa della riduzione del numero di piastrine.

Chronic lymphocytic leukemia

Quando serve una terapia?

In generale viene prescritta una terapia soltanto in situazioni ben definite, che vanno valutate attentamente caso per caso, partendo dalla valutazione dello stadio clinico, che è un indice della compromissione midollare (indicata da piastrinopenia o anemia, cioè da carenza di piastrine e globuli rossi) e dell’infiltrazione di organi come milza, fegato o altre stazioni linfonodali. Si tende ad iniziare il trattamento in caso di progressivo peggioramento dei segni clinici, continuo incremento del numero dei linfociti, comparsa di anemia o sintomi come calo di peso, debolezza cronica, febbre o sudorazione notturna. In questi casi la malattia potrebbe assumere un decorso anche piuttosto aggressivo e per questo la si combatte con cure che invece sarebbero inutili, o persino dannose, in pazienti che non hanno sintomi.

Le cause: gemelli che non si riconoscono

Uno studio pubblicato recentemente su Nature Communications da un gruppo di ricercatori del San Raffaele di Milano, grazie al contributo dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), per la prima volta mette in luce un aspetto fondamentale per capire e combattere questa forma leucemica: la malattia si sviluppa perché i recettori posti sulla superficie dei linfociti B iniziano a non riconoscere più i propri simili come tali: entrando in contatto con altri recettori posti sulla superficie della stessa cellula o di una cellula vicina, non riconoscono più i propri “gemelli” come appartenenti alla stessa famiglia. E’ come se non vedessero più se stessi allo specchio, ma come un qualcosa di esterno, e quindi si attivano – appunto – duplicandosi.

Si tratta di una scoperta fondamentale perché ha permesso ai ricercatori di studiare nuovi approcci alla malattia attraverso nuovi farmaci e studiando con nuovi metodi l’efficacia di quelli già esistenti sul mercato: l’obbiettivo è  inibire il falso riconoscimento fra i recettori dei linfociti B. “Un passo in avanti notevole per una malattia che attualmente trattiamo in modo poco personalizzato, con lo medesime terapie anche per forme diverse di leucemia linfatica cronica”, spiega Paolo Ghia, professore presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e a capo del Programma di Ricerca Strategica .

Le “pallottole intelligenti” e gli inibitori

“Per decenni la chemioterapia è stata l’unica arma in nostro possesso per curare questa malattia” spiega Marco Montillo, responsabile del programma di trattamento dei disordini linfoproliferativi cronici all’ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, “ma da oltre dieci anni nel nostro armamentario terapeutico sono comparsi gli anticorpi monoclonali, le cosiddette pallottole intelligenti perché più mirate sull’obbiettivo-tumore rispetto alla chemioterapia. Molto più recente è l’introduzione di farmaci ancora più specifici, che agiscono bloccando il meccanismo attraverso il quale la cellula neoplastica si riproduce, che possiamo chiamare per semplicità inibitori. Il venetoclax è il primo farmaco, recentemente approvato in Italia, in grado di inibire in maniera selettiva la funzione della proteina BCL-2, che possiede la proprietà di “rendere immortale” la cellula neoplastica, attivando il meccanismo della morte programmata dei linfociti neoplastici (apoptosi) presenti nella leucemia linfatica cronica”.

“L’approvazione di venetoclax rappresenta un importante passo in avanti per i pazienti che ne sono affetti in Italia… “dichiara Robin Foà, Direttore del Centro di Ematologia del Policlinico Umberto 1 di Roma, “…i risultati generati dal suo programma di sperimentazione clinica hanno dimostrato che questa nuova terapia orale è in grado di offrire tassi importanti di risposta globale. Con questa approvazione, siamo in grado di proporre una innovativa opzione terapeutica a pazienti con quadri clinici di leucemia linfatica cronica difficili da trattare”.

I risultati ottenuti negli ultimi anni con questa nuova classe di farmaci permettono di guardare con ottimismo alle possibilità di un prolungamento della sopravvivenza in pazienti affetti da tumori maligni del sangue e in particolare nei malati leucemia linfatica cronica.

© Domedica s.r.l.

Articoli correlati