Il Parkinson, una malattia Neurodegenerativa

Parkinson disease

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 2015, in Italia sono circa 230 mila le persone che vivono con difficoltà la propria esistenza. Di queste, il 5% ha un’età inferiore ai 50 anni. La ragione ha un nome: la malattia di Parkinson.

Cosa è il Parkinson

Si tratta di una malattia neurodegenerativa, a evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge alcune funzioni primarie come il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. Si tratta di una patologia in cui si ha la compromissione dei neuroni chiamati dopamina, cellule dell’area deputata al controllo dei movimenti. E’ la scomparsa dei neuroni dopaminergici a comportare la perdita del controllo dei movimenti. Il Parkinson rientra infatti nel gruppo di patologie definite “Disordini del Movimento”. Quando il deficit arriva al 60-70% del totale, i sintomi iniziano a diventare visibili.

La storia della malattia

La prima descrizione del Parkinson è stata trovata in uno scritto di medicina indiana che si riferiva a un periodo intorno al 5.000 a.C. Un’altra ‘citazione’ è presente in un documento cinese risalente invece a 2.500 anni fa. Il nome stesso della malattia è legato a quello di James Parkinson, un farmacista chirurgo londinese del XIX secolo, che per primo descrisse gran parte dei sintomi del Parkinson nel libretto il “Trattato sulla paralisi agitante”.

Parkinson

Chi ne soffre

Secondo i dati riportati dall’AIP – Associazione Italiana Parkinsoniani, non ci sono distinzioni di sesso né di razza per il Parkinson. La malattia è presente in tutto il mondo e in tutti i gruppi etnici; può fare la sua apparizione in entrambi i sessi, con una lieve prevalenza in quello maschile. L’età media in cui si evidenziano i primi sintomi è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5% dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. L’insorgenza prima dei 20 anni è estremamente rara. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione, mentre la percentuale sale al 3-5% quando l’età è superiore agli 85.

I primi sintomi

Tremori, rigidità muscolare e instabilità posturale. Sono alcuni dei sintomi del Parkinson e interessano una metà del corpo più dell’altra. Il tremolio è involontario a riposo, mentre la rigidità muscolare rende difficile o impossibile semplici movimenti, come alzarsi da una poltrona. Alla rigidità segue il progressivo rallentamento dei movimenti (bradicinesia), a cui si correlano la modificazione della scrittura (micrografia), un’importante salivazione (scialorrea) e la perdita di espressione del volto (facies figée). Diventa difficile iniziare un’azione, come cominciare a camminare, mentre la perdita di equilibrio è sempre più frequente.

Dai farmaci all’operazione

Per tenere sotto controllo i sintomi si utilizzano farmaci le cui proprietà sono l’essere agonisti della dopamina, gli inibitori della dopa decarbossilasi e gli inibitori delle COMT. Il problema sorge dopo otto-dieci anni, quando l’effetto diventa instabile, tanto da interrompere la cura. Quando accade si può intervenire chirurgicamente con la stimolazione cerebrale profonda: l’intervento consiste nell’inserimento in specifiche aree del cervello di elettrodi che le stimolino. Una sorta di pace-maker. L’operazione è indicata però in un ristretto numero di pazienti, circa il 2-3 per cento dei casi.

Una cosa è sicura: la scienza non si ferma e anche se il presente non riserva certezze, nel futuro più prossimo si raggiungeranno dei risultati sempre più rincuoranti.

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