Benefici della stimolazione cerebrale per i malati di Alzheimer

Malati di Alzheimer - Alzheimer Patients

Le terapie farmacologiche per il trattamento dell’Alzheimer non sono ancora oggi soddisfacenti, tanto da far decidere a molte case farmaceutiche di abbandonare la sperimentazione. Ma dalle neuroscienze è arrivata una terapia integrativa per i malati di Alzheimer, che unitamente ad un trattamento farmacologico, sta dando promettenti risultati.

Tra fallimenti e nuove sperimentazioni

Solo in Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ci sono circa 600.000 malati di Alzheimer. Eppure curare l’Alzheimer rimane ancora un’utopia.

Dare ai malati farmaci contro l’amiloide, la proteina primariamente responsabile delle placche che uccidono le cellule cerebrali, è stata da sempre la terapia più usata, ma si è rilevata poco efficace. Produrre farmaci alternativi è complesso: malgrado i progressi continui nell’imaging cerebrale, che ha reso possibile rintracciare insorgenza e progressione della malattia con grande dettaglio, finché non si comprende come la malattia si evolva nel cervello, lo sviluppo di nuovi farmaci sarà fortemente limitato. Ad oggi gli inibitori reversibili dell’acetilcolinesterasi e la memantina sono gli unici medicinali approvati in Italia per la cura dei malati di Alzheimer, come si legge nella nota 85 dell’Aifa.

Diagnosi precoce, prevenzione ed intelligenza artificiale sono i campi in cui si sta maggiormente investendo alla ricerca di soluzioni alternative, unitamente al nuovo trend della stimolazione cognitiva…

Use it or lose it: la stimolazione cognitiva

I già citati esperimenti condotti con i metodi di brain imaging hanno mostrato che:

  • le connessioni cerebrali si modificano continuamente sulla base delle esperienze di vita
  • si formano continuamente nuovi neuroni a partire dalle cellule staminali neurali, in alcune regioni del cervello questa attività può continuare per tutta la vita

Queste due evidenze scientifiche e molte altre hanno portato lo scienziato Dick Swaab, che è stato direttore dell’Istituto Olandese di Ricerca sul Cervello e docente di Neurobiologia alla Facoltà di Medicina dell’Università di Amsterdam, a coniare l’espressione “use it or loose it“: usa il cervello, altrimenti lo perdi. In poche parole la stimolazione cognitiva dei neuroni esercita una funzione preventiva sulla malattia di Alzheimer, questo significa che valori come l’istruzione, un lavoro impegnativo e non ripetitivo, attività fisica, hobbies in età avanzata riducono di fatto le probabilità di contrarre il morbo.

Malati di Alzheimer - Alzheimer Patients

Non solo prevenzione

Nella malattia di Alzheimer, la morte dei neuroni non avviene in tutto il cervello, ma soprattutto nella corteccia entorinale, nell’ippocampo e i locus coreuleus. L’atrofizzazione invece avviene in tutto il cervello fin dai primi stadi della malattia. Ma atrofizzazione non vuol dire morte: secondo la teoria di Swaab infatti è possibile riattivare i neuroni atrofizzati.

La stimolazione cognitiva potrebbe quindi aiutare anche in caso di malattia già conclamata. I risultati migliori pare si ottengano dall’associazione della stimolazione cognitiva con un trattamento farmacologico: questo è stato verificato sia con l’osservazione prolungata dei pazienti, sia con esperimenti effettuati con topi transgenici, che in un ambiente arricchito, stimolante delle cellule nervose, hanno ridotto la patologia dell’Alzheimer.

Come stimolare il cervello

Il principio della stimolazione cognitiva si basa sul fenomeno della “ridondanza”: ogni funzione nel cervello può essere assolta da più circuiti neuronali. Quindi, qualora il principale subisca un danno, possono subentrare in sostituzione altri circuiti. La maggior parte dei trattamenti utilizzati sui malati di Alzheimer comprendono tecniche cognitive specifiche per la stimolazione della memoria, dell’attenzione e del linguaggio: esercizi carta e matita,  attività fisica, riabilitazione cognitiva specifica, training computerizzato, terapia occupazionale, arte terapia, psicoterapia, musicoterapia. L’ascolto di musica ad esempio stimola la produzione di un’importante neurotrasmettitore del sistema nervoso, la dopamina, presente nelle aree del cervello associate al piacere. La dopamina stimola il rilascio di un fondamentale ormone rilasciato dall’ipofisi, l’ossitocina, con conseguente sensazione di benessere. 

L’aiuto fondamentale di caregiver e familiari

Nell’ottica di promuovere uno stile di vita attivo tra i malati di Alzheimer, assume un valore fondamentale il ruolo dei caregiver, per i quali non a caso Domedica prevede servizi di counseling psicologico nei propri Patient Support Programs: il loro umore e la loro capacità di gestire e diminuire lo stress passa infatti per la piena comprensione della patologia e del comportamento più idoneo da tenere in ogni situazione. Il loro benessere è fondamentale non solo in quanto tale, ma si riflette su una maggiore serenità del malato, con ovvi effetti benefici su qualsiasi attività in cui verrà coinvolto.

© Domedica s.r.l.

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